lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Non si esce vivi dalla recessione

Dati Istat allarmanti, nel secondo trimestre 2014 il Pil è sceso ancora dello 0,2%. E in Umbria, dall'inizio della recessione, sono almeno 150 mila le persone colpite dalla crisi

 
Non si esce vivi dalla recessione
Perugia. Non se lo aspettava nessuno. Nel secondo trimestre del 2014 il Pil italiano è sceso di nuovo. Meno 0,2 per cento: peggiorano tutti i settori, dall’agricoltura all’industria e ai servizi. Secondo i dati pubblicati oggi dall’Istituto nazionale di statistica, il tasso di crescita del Paese nel 2014 sarà, nella migliore delle previsioni, piatto. Numeri così, non se ne vedano dal 2000.

Cifre allarmanti – Nessun beneficio, al momento, ha portato il bonus di 80 euro voluto dal Presidente del Consiglio Renzi. Mentre lo spread, il differenziale tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi da qui a 10 anni, è di nuovo schizzato a 167 punti e la Borsa, questa mattina, ha segnato il rosso.

I dati della nostra regione – E anche in Umbria la situazione non sembra migliorare. Qualche cifra: dall’inizio della crisi a oggi, l’intera regione ha perso 30 mila posti di lavoro,166 le vertenze aziendali aperte e ancora non risolte e la retribuzione media è scesa di 7 punti nella media nazionale, toccando i 1.231 euro lordi. E ancora: 51 mila disoccupati, 70 mila lavoratori precari, più di 11 mila cassintegrati in deroga, 23 mila Neet (not engaged in education, employment or training, ovvero quei giovani che non studiano, non lavorano e non si specializzano). Una somma che fa paura, un totale di 150 mila persone colpite dalla crisi economica.

Non solo Tk-Ast – Per il sindacato, il settore manifatturiero locale sta subendo un “attacco devastante”, Tk-Ast in primis.“Il Jobs Act di Renzi – affermano Mario Bravi e Giuliana Renelli della segreteria di Cgil Umbria – rende ancora più drammatica la condizione del lavoro nella nostra regione. L’Umbria è la dimostrazione che non servono più flessibilità e precarietà”.

Il grido di aiuto – “E’ necessario un immediato intervento di politiche industriali da parte del governo nazionale ,– si legge ancora nel documento – per fermare il numeratore della crisi che continua a scorrere occorre concretizzare un piano del lavoro per l’Umbria, una forte mobilitazione e iniziativa sindacale insomma, in poche parole occorre dare le gambe alla vertenza Umbria”.

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