Il motivo dell’unanime diniego risiede nel fatto che, come si legge nella nota congiunta dei sindacati, “non sono state recepite nel testo le proposte delle organizzazioni sindacali relative a politiche commerciali, assetto impiantistico, certezza di volumi da processare su Terni, investimenti tali e tesi al miglioramento produttivo e qualitativo degli impianti ternani”. Inoltre, sindacati e lavoratori ravvisano nel testo “la chiara volontà aziendale di procedere ad una riduzione costi rapida orientata tutta sui tagli occupazionali e di salario, priva di prospettive industriali a medio e lungo termine per il sito ternano”.
Da qui la proposta dei sindacati, immediatamente accolta dai lavoratori, di promuovere un percorso di mobilitazione che si articolerà, a partire dal presidio di oggi, lungo ulteriori iniziative di “scioperi articolati, per reparti, che proseguiranno fino a data da destinarsi”, oltre all’impegno “a promuovere, entro la settimana prossima, una giornata di sciopero generale territoriale per portare all’attenzione del Governo nazionale, ai massimi livelli, il disagio di un’intera comunità” e, infine, “una manifestazione generale a Roma che porti all’attenzione dello stesso Governo i temi relativi all’importanza che Terni e le produzioni ternane hanno nel Sistema Paese, non escludendo il coinvolgimento di tutte le città siderurgiche italiane”.
Insomma, dopo le 537 procedure di licenziamento avviate ieri dalla Ast, l’autunno ternano – e non solo ternano – si preannuncia quanto mai caldo.
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