Il rapporto – Tanti i temi sul tavolo stamattina, 23 ottobre, nella conferenza stampa che la Cgil dell’Umbria ha tenuto a Perugia per presentare il nuovo Focus Economia Umbria, a cura dell’Ires Cgil Toscana, e fare il punto sulla partecipazione dall’Umbria alla manifestazione della Cgil nazionale di sabato: “Lavoro, dignità e uguaglianza. Per cambiare l’Italia”.
I numeri – Intanto i dati: “Siamo di fronte ad un ulteriore peggioramento del quadro – ha detto il segretario generale della Cgil Umbria, Mario Bravi, affiancato da Giuliana Renelli della segreteria regionale e Vincenzo Sgalla, segretario della Camera del Lavoro di Perugia – con altri 3.600 posti di lavoro persi nel secondo trimestre 2014 (dopo gli 8mila e 300 andati in fumo nel primo) e un rischio sempre più concreto di recessione e deflazione”. Ma il dato sull’occupazione, già di per sé drammatico, non è nemmeno esaustivo: “Non tiene conto delle migliaia di cassaintegrati – ha aggiunto Bravi – e nemmeno di quei 630 lavoratori ex Merloni che dal 12 ottobre sono entrati a tutti gli effetti nella folta schiera dei disoccupati”. Ci sono poi gli inattivi, che aumentano, mentre la dinamica dell’industria manifatturiera si caratterizza per un nuovo e inaspettato arretramento, con un indice che su base tendenziale perde l’1,7% dopo la fase di stagnazione registrata nel precedente trimestre (-0,1%). Ancora peggio fa il commercio al dettaglio (-3,3%), a dimostrazione di come quella in essere sia ormai soprattutto una crisi dei consumi, anche quelli essenziali (alimentari, sanità, etc.).
Precariato – Tornando al lavoro, un dato eclatante è quello sulla quota sempre più ridotta di occupazione stabile, a favore di forme precarie o comunque a tempo. “Chi, come il presidente Renzi, continua a predicare la necessità di flessibilizzare ancora il mercato del lavoro in Italia dovrebbe dare un’occhiata a questi dati – ha commentato Mario Bravi – perché in Umbria ormai nemmeno il 9% degli avviamenti sono a tempo indeterminato, tutto il resto ricade nella folta pletora di contratti a tempo, parasubordinati, precari e via dicendo”.Ecco perché la Cgil contesta radicalmente le ricette del governo, dal Jobs Act alla legge di stabilità: “Abbiamo anche un esempio clamoroso in casa nostra – ha continuato Bravi – come ha fatto notare la presidente della Regione, Catiuscia Marini, viviamo il paradosso di una multinazionale, la Thyssen, che a Terni riceverà un bonus di circa 7 milioni di euro dal taglio dell’Irap grazie alla manovra del governo Renzi, mentre manda a casa centinaia di lavoratori”.
La manifestazione a Roma – Se questo è il quadro di premessa, parlare delle ragioni della manifestazione di sabato 25 ottobre a Roma viene quasi da sé: “C’è bisogno di dare un segnale forte – ha detto ancora il segretario della Cgil dell’Umbria – e le adesioni che abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere ci dicono che questa necessità è largamente condivisa. Saremo almeno 5mila dall’Umbria, con tantissimi giovani, lavoratori, precari, studenti. Dalla regione partiranno oltre 60 pullman e poi molti si muoveranno con le auto e con i treni”.
Tk-Ast – Tra l’altro l’Umbria sarà rappresentata in piazza San Giovanni proprio da un lavoratore di Ast. “Stefano Garzuglia, delegato della Rsu delle Acciaierie per la Fiom Cgil – ha annunciato Bravi – parlerà dal palco per la categoria dei metalmeccanici e rappresentando anche le tante vertenze dell’Umbria”. “Ma sia chiaro – ha concluso Bravi – quella di sabato sarà una tappa importanza di una mobilitazione che è solo all’inizio. Già lunedì infatti noi segretari generali saremo di nuovo a Roma per decidere insieme le prossime tappe”.
Qui il rapporto completo Ires-Cgil Toscana
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