Potenza e poesia – In un’epoca musicale in cui per comporre un disco si impiegano di solito svariati anni, ai FASK bastano solo pochi mesi per ottenere un prodotto di alto livello. L’urgenza compositiva li trascina di forza ad incidere il nuovo lavoro dentro al “Macchione Studio”, un casale adattato a studio di registrazione situato al confine fra Umbria e Toscana (la copertina del disco è una foto che ritrae il lago di Montepulciano visto da una finestra del casale). Ormai al terzo disco, nonostante la giovane età, siamo di fronte alla definitiva conferma della validità e della vena ispirata che caratterizza la musica di questa band. Potenza e poesia, sarcasmo e sfacciataggine, sono i pensieri che traspaiono all’ascolto dei brani che fanno di “Alaska” un disco omogeneo, da ascoltare tutto d’un fiato. L’alternarsi di momenti raffinati e ragionati con attimi di sfogo punk ed hardcore pone il disco fra le migliori uscite del “Made in Italy” a livello nazionale, pur rimanendo su binari ben conosciuti, e che poco si distaccano dalla precedente esperienza (questo l’unico appunto che ci sentiamo di fare).
Alaska – L’ Alaska dei FASK, non è necessariamente lo stato americano – che, come loro stessi dichiarano, nessuno dei quattro ha mai visitato- ma è un posto freddo e che fa pensare ad altrove, al diverso e lontano. La sintesi di questo concetto è il singolo “Come Reagire al Presente”, che testimonia queste sensazioni, con la città edi i luoghi di Perugia che fanno da scenografia per il videoclip mentre i quattro musicisti sono presi da ricordi e nostalgie. L’essere lontani, come si può dedurre dai loro testi, è una sensazione di malessere e inadeguatezza, figlia dei tempi che imperversano e della generazione di cui fanno parte. È la generazione di cui i FASK si fanno i portavoce, facendone parte in toto, per la quale si trasformano in megafono ad amplificare questo urlo disperato al mondo che non vuol saperne di ascoltare. Questo si traduce in una musica collettiva, da cantare a squarciagola tutti insieme, durante un concerto assieme a centinaia di altre persone, abbandonandosi ad un rituale ancestrale e liberatorio.
Il concerto all’Urban – L’occasione per inaugurare il tour promozionale dell’album, giocando in casa all’Urban, era ghiotta. Le aspettative erano alte, il locale gremito da amici e seguaci che vedono un punto di riferimento nel quartetto perugino. Incontriamo Aimone Romizi nel ballatoio sovrastante la pista del club, che passeggia nervoso mentre ascolta i suoi amici Fuck Yes che aprono il concerto. I FASK sono perfezionisti, anche se non si direbbe. “Abbiamo provato il suono diverse volte, ma si regge tutto su un filo”. È palese che la tensione della “prima” si fa sentire. L’incognita dei pezzi nuovi e l’accoglienza del pubblico, il repertorio live che va provato e riprovato, tutto è pronto: si inizia! E tutto si scioglie in una magia di furia e potenza punk. Tutto si consuma grandiosamente, senza pause, dritti all’obbiettivo come la loro musica. I problemi tecnici, le spie che non funzionano, niente riesce a fermarli. I pezzi scorrono veloci, un bel calcio nello stomaco e tanto “stage diving”, come la prassi dell’evento richiede. Il pubblico canta all’unisono tutti i pezzi nuovi, fra gli sguardi attoniti della band che non si aspettava tanta partecipazione, con un disco uscito da una manciata di giorni, rendendo l’idea dell’affetto che i fan nutrono per questa band. Si finisce addirittura citando Turandot (forse ci siamo un po’ allargati…) in un tripudio di coriandoli e festoni. Siamo tutti esausti, ma felici e sorridenti.
Le foto del concerto dei Fask all’Urban di Armando Allegretti
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