Il documento – Nel triennio si registra un forte incremento delle segnalazioni all’autorita’ giudiziaria, come pure e’ in aumento il numero delle denunce alle forze dell’ordine. Il documento – riferisce una nota della Regione – verra’presentato durante i lavori del convegno internazionale “Quali politiche per la sicurezza?”, organizzato dall’universita’ di Perugia, che si svolgera’ nel capoluogo regionale il 14 e 15 novembre. L’atto “solo esame”, che quindi non prevede un voto finale, verra’ illustrato in Aula dal presidente della commissione, Oliviero Dottorini.
La ricerca – L’assessore Paparelli ha spiegato che i dati, aggiornati al 31 dicembre 2013, sono il frutto di una convenzione con il ministero dell’Interno, che permette di avere un quadro aggiornato e verificato dei reati denunciati alle forze dell’ordine e di quelli poi segnalati da queste alla magistratura. Con questo aggiornamento, la rilevazione copre un periodo che va dal 2007 al 2013. Nel periodo considerato – ha spiegato – le denunce di reati sono leggermente aumentate (del 4,16 per cento) e gran parte delle denunce prestate in Umbria nel 2013 sono relative a reati contro il patrimonio, tra cui furti, rapine, ricettazioni, estorsioni, danneggiamenti. Nel triennio 2011-2013 le segnalazioni all’autorita’giudiziaria da parte delle forze dell’ordine sono aumentate sensibilmente: una tendenza recente, che supera percentualmente il contemporaneo aumento delle denunce. E, sempre nel periodo considerato, quelle relative alla violazione di leggi sugli stupefacenti diminuiscono.
Le reazioni – Dopo l’illustrazione fa parte dell’assessore, Sandra Monacelli (Udc) – prosegue la nota – ha rilevato che i dati del rapporto “sembrano divergere sensibilmente non solo dalla percezione dei cittadini sulla sicurezza in Umbria ma anche dai risultati dell’attivita’ della commissione di inchiesta del consiglio regionale su droga e criminalita’ organizzata. Ci troviamo cosi’ di fronte a due documenti della Regione che sostengono tesi opposte, almeno per quanto riguarda la droga”. Manlio Mariotti (Pd) ha rilevato che “il documento fa riferimento a denunce e segnalazioni all’autorita’ giudiziaria.Il quadro che emerge appare effettivamente discordante da quanto risulta nella nostra percezione. E’ necessario trovare il modo di incrociare i dati e di confrontarli”. Per Andrea Lignani Marchesani (Fdi), “benche’ la sicurezza non sia una delle sue competenze specifiche, la Regione deve porsi come soggetto centrale. Anche per quanto riguarda divise e dotazioni, bisogna sollecitare una uniformita’ di funzioni e azioni, tra prevenzione e repressione, che preveda anche una omogenea dotazione di armi”.
I dati – Renato Locchi (Pd) ha detto di riconoscersi nel rapporto presentato: “Sono dati – ha affermato – che non sorprendono e coincidono con quelli presentati, negli ultimi dieci anni, alle inaugurazioni degli anni giudiziari. Dovremmo valutare il potere di condizionamento dei media: le cronache locali rappresentano una realta’ che prescinde dai dati e ora non si curano piu’ di spacciatori e frane. Esiste in effetti una discrasia tra questo rapporto e i risultati della commissione di inchiesta presieduta da Paolo Brutti, ma sono le risultanze di quest’ultima che non condivido, dato che si basano su sensazioni piu’ che sulla situazione reale. Ricordo il caso degli appartamenti di Ponte San Giovanni a Perugia: i palazzi sequestrati non sono stati confiscati ma anzi restituiti al proprietario che li sta ora completando. Non esisteva alcun insediamento mafioso e la rappresentazione che e’ stata data era semplicemente falsa”.
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