L’intervista – Niccolò Ammaniti, intervistato brevemente da Giovanna Zucconi sul palco del teatro Morlacchi nella terza giornata del festival, racconta come è nata questa avventura. Ammaniti, che ha visto diventare film alcuni suoi libri come “Io non ho paura” o “Come Dio comanda” che raccontavano storie inventate dall’inizio alla fine, per la prima volta decide di fare il contrario: raccontare, con le immagini, storie vere. Lo scrittore decide di incontrare e ascoltare i tanti italiani che vivono in India, non per sapere come vivono lì, piuttosto per farsi raccontare l’Italia che avevano lasciato, quella degli anni settanta. Loro potevano farlo da una prospettiva non amalgamata con altri quarant’anni di storia e, per noi è stato utile per arrivare alla consapevolezza che le problematiche da loro lasciate sono quelle che continuiamo a sperimentare in Italia.
Il documentario – Tre vite, tre storie di italiani trasferitisi in India alla ricerca di un riscatto e di una nuova vita. Il primo, Baba Shiva, lascia l’Italia e diventa un sacerdote induista, avvolto nella sua veste rossa, recita preghiere sulle rive del Gange. Il secondo, Eris, nomade in viaggio per l’Asia, si stabilisce con moglie e figli sull’Himalaya. Il terzo, Giorgio, fuggito di casa a tredici anni, diventa il custode del tempio in un piccolo paese. Lo scrittore usa le sue abilità e la sua sensibilità per raccontare il mondo di tre persone che hanno rinunciato all’Italia per l’opportunità di una vita diversa, per un riscatto sociale. Il viaggio per tutti e tre nasce come fuga, per scoprire se stessi, la vera essenza della vita e, per due di loro, una nuova spiritualità. Con un’Italia soffocata da gerarchie, arrivismo e ambizione, non è stato difficile, dichiarano i personaggi, desiderare di andare altrove per cercare qualcosa di diverso. Tutti e tre sostengono di essere soddisfatti della loro scelta, di non voler tornare in Italia, eppure trasmettono anche una nostalgia per il Paese di origine e i loro ricordi si sono fossilizzati nel momento in cui hanno deciso di iniziare un’altra vita. Questa nostalgia è rintracciabile, ad esempio, nella famiglia di Eris che non manca di mettere a tavola penne al pomodoro con grana.
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