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Afas, il piano 2015-2017: due nuove farmacie, agevolazioni per le fasce deboli e più servizi gratuiti

Presentati gli obiettivi industriali dell'azienda, di proprietà esclusiva del Comune, che punta ad implementare l'offerta e la soddisfazione del cliente. Tutti i dettagli

 
Afas, il piano 2015-2017: due nuove farmacie, agevolazioni per le fasce deboli e più servizi gratuiti
Perugia. L’Afas (Azienda Speciale Farmacie del Comune di Perugia) ha presentato questa mattina presso la Sala Sant’Anna il proprio piano industriale per il triennio 2015-2017.

L’azienda Si tratta di un’azienda che costituisce un’eccezione in un periodo di partecipate: infatti Afas, presente nel territorio da 43 anni, è controllata al 100% dal Comune di Perugia e riesce anche ad essere in attivo (nel 2014 la redditività complessiva è stata pari a 1,17 milioni di euro netti). Una bella notizia per le casse comunali, se si pensa che un paio di anni fa l’azienda era in perdita e si cominciava a vociferare di una sua possibile privatizzazione.

Il futuro – Invece oggi, dopo una netta inversione di tendenza, si pensa a programmare per il futuro, prevedendo tra le altre cose l’apertura di due nuovi sedi (a Collestrada e Sant’Egidio, che si andranno ad aggiungere alle quattordici già esistenti) e puntando sulla valorizzazione delle proprie risorse umane (farmacisti e non), nonché sul rapporto fiduciario con il cliente.

L’incontro – A presentare nel dettaglio il piano industriale, frutto di un’elaborazione durata diversi mesi e di un confronto con le rappresentanze sindacali, sono stati i membri del consiglio di amministrazione: Raimondo Cerquiglini (direttore generale), Virginio Puletti (presidente), Federico Ricci (vicepresidente) e Annalisa Mierla (consigliera e garante del codice etico). Al termine dell’esposizione, avvenuta tramite slides, il sindaco Andrea Romizi si è voluto complimentare per i risultati della gestione, commentando: “Afas, a differenza di altre aziende, mi causa ben poco stress”.

Il piano – Ma vediamo quali sono i punti principali del piano industriale. Partendo dal presupposto che l’evoluzione socio-assistenziale ci sta portando verso una “farmacia del territorio”, si tende alla realizzazione di una cultura meno ospedalocentrica; a ciò si aggiunge l’erogazione di servizi gratuiti sia all’interno che all’esterno delle farmacie (ad esempio, angoli della salute, servizio CUP, interventi nelle scuole, giornate della prevenzione). Inoltre si vuole creare un ambiente a misura di cittadino: per questo, sia l’impatto della sede in termini di funzionalità e fruibilità che l’empatia al front office sono molto importanti (il valore aggiunto sarà in ogni caso rappresentato dal farmacista). Saranno implementate poi le forme di controllo di gestione preventivo, nonché le indagini sullo stato di soddisfazione della clientela (tramite questionari anonimi disponibili direttamente in farmacia). Centrale è quindi l’attenzione rivolta al capitale umano: sia farmacisti che commessi saranno coinvolti in numerosi corsi di aggiornamento professionali. Infine, ci sarà un deciso sviluppo delle politiche promozionali (un esempio è la nuova Carta Plus), con un occhio di riguardo nei confronti delle fasce più deboli e vulnerabili.

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