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Alla luce del Grande Nero, inaugurata l’opera del maestro Burri

Acquistata dalla Banca Popolare dell’Etruria e donata alla città di Perugia, l’opera è stata oggi restituita a nuova luce. Restauro conservativo, reso possibile grazie al lavoro valutativo della Soprintendenza nel rispetto dell’opera e della poetica

 
Alla luce del Grande Nero, inaugurata l’opera del maestro Burri
Perugia.  “Il quadro ti conduce, è vero, però al tempo stesso sei tu che lo conduci sempre. Perché il quadro conta quando è finito, conta solo allora. E lì, lui non ti conduce per niente, lì arrivi tu per dire che è finito”. Fu il maestro dell’arte informale, Alberto Burri, a voler collocare all’interno della Rocca Paolina di Perugia, nel settembre del 1984, il Grande Nero, una scultura cinetica a forma di prisma irregolare, costituita da sei elementi sovrapposti in acciaio verniciato nero, alta 7,5 metri e dotata di una lunetta che impiega circa 20 minuti per compiere un giro completo, grazie a un meccanismo mobile elettrico. Scultura che in origine aveva fatto parte dell’istallazione “Orti”, sita nella Fabbrica di Orsanmichele, a Firenze. A sostituzione, questo, del grande Cretto, i cui tre elementi costitutivi furono calati nelle cavità della Rocca Paolina quattro anni prima.  Acquistata dalla Banca Popolare dell’Etruria e donata alla città di Perugia, l’opera è stata oggi restituita a nuova luce. Un restauro conservativo. Un intervento di manutenzione straordinaria diretto dalla restauratrice Carla Mancini, dirigente TecnicoKyanos Restauro Beni Culturali, atto a ripulire il manufatto e a sostituirne il meccanismo elettrico. Per dire che l’opera è finita, come voleva il maestro.  Inaugurazione del Grande Nero, oggi, venerdì 18 dicembre, alla presenza delle autorità cittadine, del sindaco, Andrea Romizi, dell’assessore alla Cultura, Turismo ed Università, Teresa Severini, dell’assessore regionale alla Cultura, Fernanda Cecchini, del presidente della Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, Bruno Corà e del Vice Sindaco di Bratislava, città gemellata con Perugia, Iveta Plšeková, e di una fitta schiera di spettatori, giornalisti e del Dottorato in Scienza del libro e della scrittura dell’Università per Stranieri di Perugia. “Una giornata di festa per la città” è stato il commento del professor Corà, profondo conoscitore dell’opera del maestro tifernate, alla cui intelligenza creativa sono state dedicate numerose iniziative, in occasione del centenario della nascita. “Un uomo di statura piccola, al cospetto di grandi edifici”: lo ricorda così, il professor Corà. Una levatura internazionale, quella di Burri, che raccorda creazioni artistiche lacerate, bruciate, deformate e poi ricomposte, in un asse spaziale che si dipana dalla sua Città di Castello all’amata Perugia, fino a Düsseldorf e New York. “Una grande bellezza che è finalmente tornata a parlare a Perugia – ha dichiarato l’assessore Severini –, grazie alla collaborazione con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri, l’amministrazione comunale di Perugia, il sostegno della ditta perugina Cancellotti, inserita nel quadro del progetto Perugia Capitale Italiana della Cultura 2015″. Un restauro conservativo, reso possibile grazie al lavoro valutativo della Soprintendenza nel rispetto dell’opera e della poetica dell’artista, che ha permesso anche la valorizzazione e la risistemazione complessiva dell’area circostante il Grande Nero, il suggestivo e maestoso Salone delle acque, anche per mezzo dell’affissione di un grande pannello informativo e di una illuminazione consona a restituire il giusto valore ad una scultura, per lungo tempo “rimasta nell’ombra dell’indifferenza”, ha sottolineato l’assessore Cecchini. Sulla base delle numerose iniziative che investono la città di Perugia in questo momento, tra cui, ha ricordato il sindaco, Andrea Romizi, i lavori di risistemazione di piazza Grimana, “la crisi – ha affermato il primo cittadino – è un modo per svincolarci dall’approccio di ieri ed incamminarci nella direzione di un nuovo protagonismo nella vita della comunità”. Nell’aprile del 1980 Burri avrebbe dovuto partecipare, nella Sala della Cannoniera, ad una conversazione pubblica moderata dal critico d’arte Italo Tomassoni, insieme all’artista tedesco Joseph Beuys. Beuys espose le sue teorie estetiche e politico-economiche sintetizzate in sei grandi lavagne, oggi esposte al Museo civico di Palazzo della Penna. Burri tacque, lasciando che la sua imponente opera parlasse al fruitore al posto suo. Oggi, alle 17, nella stessa cornice del museo civico di Palazzo della Penna, Italo Tomassoni si farà memore di quell’evento, in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica All’ombra dei ricordi, con documenti fotografici tratti dall’archivio del museo e da quello di Francesco Bastianelli, che immortalò Burri al lavoro. Nella sua costante manipolazione della forma, della materia. Nella tensione insita ai suoi sacchi lacerati e ricuciti. Negli squarci, che erano e restano realtà. Una concreta realtà.  

 

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