Da quel momento in poi, fino appunto a circa 7 anni fa, solo le immissioni ad opera dell’uomo hanno potuto garantire la sua sopravvivenza nelle nostre acque lacustri. Attività che è stata dunque ripresa oggi dalla Regione Umbria (Servizio faunistica) e che si spera possa avere continuità negli anni a venire. “Anche con questa operazione – ha commentato l’amministratore delegato della Cooperativa pescatori Valter Sembolini – possiamo dare un futuro al reddito della nostra categoria. Non dimentichiamo che l’anguilla appartiene alla storia e alla tradizione locale e si colloca tra i prodotti più pregiati e caratteristici della nostra tavola, specie per le festività natalizie”. Per secoli il prelievo e la commercializzazione dell’anguilla ha rappresentato per i pescatori del Trasimeno una importante fonte di reddito. Fino agli anni ’70-’80 erano presenti quattro tipologie, classificate in base alla pezzatura: dal più corposo capitone alla più minuta ciriola, passando per quelle intermedie (anguilla e maretica o argentina). Per l’anguilla, secondo le informazioni rese dall’ittiologo Mauro Natali, il Trasimeno costituisce un habitat ideale, grazie alle basse profondità e alle sue acque calde e ricche di “bentos” che ne facilitano l’accrescimento. Come noto in natura le anguille si riproducono nelle acque salate del Mar dei Sargassi, ma nelle sue fasi successive ricerca le acque dolci di fiumi e bacini. Si tratta di una specie protetta dalla Comunità Europea.
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