Il rapporto – A dirlo è Legambiente nel rapporto sulla fibra killer recentemente pubblicato in occasione della Giornata mondiale delle vittime dell’amianto. A “23 anni dalla sua messa al bando – sottolineano da Legambiente -, l’amianto causa 4 mila morti ogni anno in Italia, con oltre 15mila casi di mesotelioma maligno diagnosticato dal 1993 al 2008. Enormi sono i ritardi per il censimento, la mappatura e gli interventi delle bonifiche con 32 milioni le tonnellate ancora presenti sul territorio”. L’associazione è tornata, quindi, a chiedere con “urgenza un impegno concreto nazionale e locale per fermare questa drammatica emergenza” , nella fattispecie “gli incentivi per la sostituzione dell’eternit con i tetti fotovoltaici”, inserendo anche gli ecoreati nel codice penale.
In Umbria – Dai dati presentati nel rapporto di Legambiente, l’Umbria è tra le regioni più attente al problema. Eppure sono ancora numerosi i siti dove è presente l’amianto. Da quando è stato approvato il D.G.R. 9426 del 7/12/1995, nella nostra regione sono stati censiti 645.288 mq di amianto complessivamente presenti in 16 siti industriali, 117 edifici pubblici, 428 edifici privati e in 545 coperture. Nel dettaglio la pericolosità della presenza della fibra killer e così ripartita: 1 di prima classe, 46 di seconda, 2 di terza, 5 di quarta e infine 32 di quinta classe. Infine in Umbria 39 sono gli edifici pubblici bonificati, 4 in fase di bonifica e 74 non sono stati ancora bonificati; mentre una stima degli edifici privati vede circa 200 edifici bonificati, 120 in corso di bonifica e 108 ancora da bonificare. Per quanto riguarda le coperture si stima la bonifica di 120mila mq, a cui si aggiungono i circa 50mila mq in corso di bonifica, mentre mancano all’appello ancora circa 160mila mq di coperture da bonificare.
Nel resto d’Italia – Anche nel resto d’Italia, la situazione è ben lontana dall’essere risolta. Non tutte le Regioni, infatti, hanno approvato il Piano Regionale Amianto a distanza di 23 anni dalla Legge 257 del 1992 che li prevedeva entro 180 giorni dalla sua pubblicazione. Mancano ancora all’appello Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Puglia e Sardegna. Inoltre la mappatura dell’amianto presente sul territorio è stata completata da dieci Regioni (Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Valle d’Aosta mentre è in fase di ultimazione nelle province autonome di Bolzano e Trento), ma la Banca Dati Amianto coordinata dal ministero dell’Ambiente indica almeno 38.000 siti su tutto il territorio nazionale, con oltre 300 siti in classe di priorità 1, ovvero a maggior rischio, su cui avviare da subito le azioni di risanamento. Le uniche regioni ad aver fornito dei dati puntuali sono state l’Abruzzo che ha portato a termine la bonifica di 3.172 edifici privati, l’Emilia Romagna che ha bonificato 827 tra edifici pubblici, siti industriali, siti estrattivi e siti dismessi; la Lombardia che ha bonificato 22.075 tra edifici pubblici e privati mentre sono 26.573 quelli in corso di bonifica; la Puglia che vede bonificati 670 siti contaminati, la Sardegna 240 edifici pubblici, l’Umbria 200 edifici privati, la Valle D’Aosta 111 edifici privati e 44 pubblici e la P.A. di Bolzano con 9 edifici pubblici e 298 privati.
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