L’accordo – Quattro intensi anni di lavoro che si baseranno su un piano di rilancio specifico che ha come obiettivo di garantire almeno un milione di tonnellate di fuso con il mantenimento dei due forni. Ma, cosa ancor più importante, non ci saranno licenziamenti ma 290 esuberi con adesione volontaria.
La vicenda – I lavoratori dell’Ast aspettano un piano industriale e indicazioni precise sul futuro del sito da marzo scorso. Tra gli operai e la ThyssenKrupp si creano alcuni malumori. E papa Francesco, durante l’anniversario dei 130 anni delle acciaierie, ad incontrare i lavoratori dell’Ast e a dire: “Il lavoro non ha solo finalita’ economica e di profitto, ma interessa la dignita’ dell’uomo e chi e’ sottocupato o disoccupato rischia di diventare una vittima dell’esclusione sociale”.
Il segretario Fim CISL di Terni, Riccardo Marcelli, intervenuto sulla vicenda, ha affermato che la ristrutturazione dell’industria siderurgica stava generando problemi sociali dovuti al calo dei posti di lavoro. A maggio, successivamente all’incontro tra i sindacati europei aderenti a IndustriAll, venne sottolineata la necessita’ di conoscere e discutere il progetto e il piano industriale prima che venisse elaborato per garantire la competitività’ del sito nel panorama dei produttori di acciaio inox in Europa. La multinazionale tedesca, alle richieste rispose che entro agosto massimo avrebbe presentato un piano ed un progetto idoneo ai sindacati, impegnandosi in un confronto con il governo, gli enti locali e i lavoratori. A luglio, l’amministratore delegato Marco Pucci dopo la sua conferma alla guida del colosso dell’acciaio si dimise dalla carica a causa del contenuto del documento industriale in lavorazione e pronto per la pubblicazione, probabilmente contenente il blocco di una linea di lavorazione e il conseguente esubero di centinaia di operai. Ed ecco che scattare il primo sciopero operaio di tre ore. Il 17 luglio, dalla stessa multinazionale tedesca, che confermo’ il taglio del personale di circa 550 dipendenti. La Fiom attivò diverse iniziative di protesta fino a quando il Governo non avesse deciso di mediare con i vertici dell’Ast cambiando il piano. Il 31 luglio è la data di inizio della manifestazione degli operai con il blocco del casello di Orte, impedendone la circolazione per ore. Il 17 agosto la ThyssenKrupp ha annunciato la volontà’ di cedere le Acciaierie Terni. Dopo scioperi della fame e l’avvio di più trattative, i sindacati ottennero il ritiro dei 550 licenziamenti annunciati, accordandosi con il governo e la multinazionale tedesca per definire un accordo all’interno di un piano industriale di rilancio del polo siderurgico umbro. Ancora nel dubbio e dopo ulteriori 290 esuberi, il 22 ottobre le acciaierie si sono bloccate. Dopo il blocco dell’Autosole da parte di un centinaio di lavoratori e il ritorno al lavoro a garanzia delle trattative del Mise, il premier Renzi intervenne in merito confermando che la soluzione sarebbe stata vicina.
I primi commenti – I primi commenti arrivano dagli esponenti del Pd. I tre senatori Gianluca Rossi, Valeria Cardnaline Nadia Ginetti dichiarano come “L’accordo su AST è un fatto importante e pieno di significato, perchè offre continuità produttiva e certezza industriale a un asset strategico del nostro Paese, anchese siamo consci che in esso sono contenuti sacrifici salariali e sociali, come la revisione del contratto integrativo e le uscite volontarie. Tuttavia ci auguriamo che l’accordo verrà validato dai lavoratori con le forme e i modi che le organizzazioni sindacali riterranno più opportune”. I senatori umbri aggiungono che “unitamente all’accordo raggiunto per Piombino, possiamo finalmente cominciare ad affermare che la siderurgia italiana è capace di futuro: questo è reso possibile dall’impegno costante del Governo Renzi, delle Istituzioni locali e dal sacrificio dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali. Ora sarà compito di tutti vigilare e monitorare gli impegni assunti e contenuti nell’accordo, rafforzando la parte di competenza delle istituzioni così come indicato dal Senato qualche settimana fa con una mozione approvata a larga maggioranza”.
Ottimismo – Ancor più ottimista è il segretario regionale Giacomo Leonelli: “Abbiamo organizzato assemblee – ha detto Leonelli – abbiamo partecipato a manifestazioni anche se ‘sconsigliati’, abbiamo agevolato l’incontro alla Leopolda tra il nostro segretario Matteo Renzi e i lavoratori dell’Ast, al quale ho partecipato personalmente; abbiamo passato le notti a consultare siti internet e ad attendere sms con buone notizie dal Mise. In poche parole, il Partito Democratico dell’Umbria ci ha messo la faccia, dal primo minuto al 90esimo, tempi supplementari compresi. Sapevamo che era rischioso. Perché se tutto fosse naufragato, come ad un certo punto sembrava più che probabile, il contraccolpo sarebbe stato pesantissimo. Ma questo è il nostro ruolo. Questo è il ruolo del Pd. Dalla parte dei cittadini e dei lavoratori dell’Umbria. Voglio pensare che questa sia la vittoria dell’Umbria migliore.e aggiunge: “Voglio ringraziare oltre a sindacati e lavoratori per la loro responsabilità, forza e tenacia, e Governo Renzi per aver lavorato alacremente per la positiva conclusione della vertenza, due persone in particolare, due di noi per l’appunto: Leopoldo Di Girolamo e Catiuscia Marini, che hanno rappresentato l’Umbria a quel tavolo in tutte queste settimane, in giornate e nottate estenuanti”.
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