lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

“Bandidos e balentes”, il banditismo sardo degli anni Cinquanta

Al cinema Esperia di Bastia Umbra, la proiezione, il 22 marzo prossimo, dell'ultimo film di Fabio Manuel Mulas, promossa dall'Associazione Culturale Sarda "Shardana", presieduta da Nicoletta Menneas

 
“Bandidos e balentes”, il banditismo sardo degli anni Cinquanta
Bastia Umbra. La faida, lo stato di inimicizia e di guerra privata. La parentela, la vendetta di sangue, il conseguimento della riparazione attraverso una composizione pecuniaria. L’onore, l’interesse, il legame, viscerale, con la terra d’origine. La diffusione, e l’incremento, di realtà criminali nella Sardegna degli anni Cinquanta, realtà criminali di cui il banditismo è, senza meno, scarsamente preso in considerazione. Si tratta davvero solo di una protesta armata contro le nequizie delle istituzioni e le sopraffazioni dei “galantuomini” e contro la formazione di un moderno Stato liberale? Se le cause possono essere individuate nell’alveo del regno di Vittorio Emanuele I, quando la Sardegna vessava in uno stato di sotto-sviluppo economico e sociale, è da ravvisarsi nel “Su Connotu”, la rivolta dei sardi attuata nel 1868 contro la legge reale che prevedeva la privatizzazione dei terreni e i conseguenti disboscamento dell’isola, crisi agraria e mineraria, l’insorgere, nel Nuorese e nel territorio di Orgosolo, del fenomeno del banditismo. Combattere i soprusi attuati dai potenti, uccidere, darsi alla latitanza. Farsi aiutare dalla popolazione, sulla base dei canoni del cosiddetto “Codice Barbaricino”: questi, gli oneri – e gli onori – del “bandido”.

Un film che porta la firma di Fabio Manuel Mulas, regista sardo originario di Alghero, “Bandidos e balentes – Il codice non scritto”, cortometraggio che verrà presentato il 22 marzo prossimo, alle 21, al cinema Esperia di Bastia Umbra (via Roma, 25), narra la storia e gli episodi legati alle faide, al banditismo della Sardegna degli anni Cinquanta, alle domus de Janas e ai Pinnettus, alla figura della donna matriarcale – Mintonia, vedova e madre di Angheledda e Bobore, dà avvio alla faida barbaricina, dopo aver perso marito e figlio, morti ammazzati nel corso di una eterna lotta fra banditi –. Un finale inaspettato, lasciato volutamente aperto, conduce lo spettatore ad una libera interpretazione della storia, e ad una riflessione critica sull’atteggiamento dei protagonisti del film, “che, ad un certo punto, prendono una decisione che stravolgerà la loro vita…”.

La proiezione, la seconda, in ordine di tempo, dopo quella di Cesena, in Italia, è stata promossa dall’Associazione Culturale “Shardana – Sardi in Umbria”, presieduta da Nicoletta Menneas, associazione sorta recentemente, nel febbraio 2016, che intende instaurare un legame solido e proficuo fra il territorio d’origine dei membri e degli associati, la Sardegna, e quello d’approdo, l’Umbria, per il tramite di manifestazioni di carattere culturale che ne incrementino lo scambio ed il nutrimento reciproci. Una rete associazionistica apartitica e democratica, che mira a riunire la popolazione sarda che vive nelle province di Perugia e Terni.

Questo, il commento della presidentessa dell’Associazione, Nicoletta Menneas, circa la proiezione del film di mercoledì 22 marzo: “Non abbiamo avuto un vero e proprio ‘motore’ che ci ha condotto alla proiezione di questo film specifico, a scapito di altri. Sia io che gli altri membri del comitato direttivo dell’Associazione Culturale Sarda Shardana siamo stati colpiti dalla trama, dall’ambientazione, dai costumi, e soprattutto dal fatto che questo film sia interamente in lingua sarda, con sottotitoli. Abbiamo, perciò, pensato di promuovere – oltre all’aperitivo di benvenuto che si terrà un’ora prima della proiezione del film –, con il patrocinio del Comune di Bastia Umbra, questa seconda proiezione nella nostra Penisola per far fare a tutti i nostri associati un tuffo nel passato ambientato nella nostra bellissima isola”.

 

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