In dettaglio, tra le misure previste nei progetti trasmessi dalle Regioni al Ministero del Lavoro, priorità viene data alle azioni di accompagnamento, alla formazione e ai tirocini, seguiti dai bonus per l’assunzione e dal servizio civile. Tra nord e sud, invero, solo il 4% dei fondi – pari a 63 milioni di euro – andranno all’apprendistato, pregiudicando ancora una volta quelle tipologie di contratto che puntano sul legame tra investimenti in capitale umano da parte delle imprese e l’occupazione.
Uno stato di cose che va a peggiorare il mancato decollo dell’apprendistato, a cui si aggiunge una situazione illogica e incoerente rispetto all’andamento delle recenti riforme del lavoro, se si pensa che sia la riforma Fornero che il Jobs Act hanno ribadito la centralità del contratto de quo per far entrare i giovani nel mondo del lavoro. Si potrebbe parlare quasi di schizofrenia normativa, guardando a quanto stabilito dalle leggi e quanto attuato dalle Regioni. Paradossale infatti che le riforme del mercato del lavoro continuino a definire l’apprendistato come il contratto di ingresso nel mondo del lavoro, per poi rilevare che nei piani regionali di attuazione della Garanzia Giovani ad esso sono destinate solo le briciole. Un altro esempio della tipica dissociazione, tutta italiana, tra quanto si dice e quanto si fa.
In generale, analizzando i dati in Umbria, si rileva che nel 2012 le assunzioni in apprendistato hanno costituito soltanto il 3,8% del totale degli ingressi nel mondo del lavoro. Difatti, il canale contrattuale maggiormente utilizzato è il tempo determinato che raccoglie il 53% delle assunzioni. I nuovi contratti a tempo indeterminato rappresentano invece solo il 9,6%. Percentuali che certamente saranno interessate da sostanziali incrementi, vista la liberalizzazione del contratto a termine operata attraverso il Jobs Act.
In un Paese ove istruzione e pratica professionale continuano a incontrarsi troppo poco, la Garanzia Giovani avrebbe potuto essere una occasione di impulso per promuovere l’apprendistato, non solo attraverso una differente ripartizione dei fondi ma anche attraverso lo sfruttamento della stessa campagna pubblicitaria legata a tale importante iniziativa.
Ma forse, ancora una volta, a causa della mancanza del coraggio di osare e di rinnovare realmente, ci siamo lasciati sfuggire l’ennesima occasione per rendere effettivamente l’apprendistato il canale privilegiato per incentivare l’occupare dei giovani.
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