lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Bisoli, un combattente per la panchina del Perugia

Il tecnico emiliano presenta la sua filosofia: lavoro, fatica e organizzazione. Santopadre: "Con lui puntiamo in alto"

 
Bisoli, un combattente per la panchina del Perugia
Perugia. Presentazione ricca di spunti per il neo tecnico del Perugia, Pierpaolo Bisoli. Nativo di Porretta Terme, paesino dell’Appennino bolognese, 48 anni, tre promozioni all’attivo (una dalla Lega Pro alla B, due dalla B alla A, tutte con il Cesena), è stato accolto da un lungo applauso al suo ingresso al centro conferenze del Golf Hotel Quattrotorri di Ellera, a fianco al presidente Massimiliano Santopadre.

Bisoli dixit – Né l’uno né l’altro si risparmiano alle domande dei giornalisti. Si parte subito col botto: con Bisoli in panchina il Perugia può puntare alla promozione?”Sono scaramantico e non voglio parlare di obiettivi, anche perché è veramente troppo presto -dice lui- posso solo dire che Perugia è una piazza importante (lo so perché ci ho giocato) e che credo fortissimamente in questo progetto, per questo ho firmato un biennale con opzione per il terzo anno”. Alla domanda su quali giocatori ha richiesto per il nuovo Perugia anticipa: “Il presidente mi ha detto che siamo molto vicini a Rosati e Ardemagni, due calciatori che apprezzo molto. Ho chiesto anche un paio di elementi che ora non sto qui a dire, l’obiettivo è quello di costruire un gruppo solido”.  Riguardo ai big in squadra: “Spero vivamente che Fabinho e Lanzafame rimangano, sono ottimi calciatori che sono in grado di saltare l’uomo e che non hanno ancora espresso tutto il loro potenziale”. Relativamente alla filosofia di gioco: “Non c’è niente di più semplice che giocare bene e perdere, io sono uno che guarda essenzialmente al risultato. D’altronde Mourinho ve lo ricordate per il triplete o per il bel gioco? Come modulo di partenza penso che utilizzerò il rombo a centrocampo, ma cambierò spesso, anche in corso di partita”. Sui metodi di allenamento: “Dicono che i miei sono particolarmente duri. È vero: io credo nel lavoro, nella fatica e nell’organizzazione di squadra, soprattutto in fase difensiva. Voglio gente che torna, non mi interessa avere un attaccante da 20 gol a stagione se poi non lavora per la squadra. Se c’è qualcuno che pensa di potersi risparmiare in allenamento in vista della partita, di tenere comportamenti non da atleta, con me non avrà vita facile, di calciatore che poteva permettersi queste cose ce n’è stato uno solo e si chiama Maradona, non ne conosco altri”. Il mister parla anche dei suoi trascorsi in serie A (tre esoneri su tre esperienze) e del suo rapporto con la stampa: “Venire qui non è assolutamente un tentativo di rivincita personale, in A credo di avere fatto abbastanza bene ma di avere pagato anche certe caratteristiche legate al mio carattere: spesso sono troppo diretto. Spesso me la prendo anche con voi giornalisti perché fate attacchi personali senza conoscere minimamente le situazioni, ma dovete capire che se una squadra perde, perde tutto l’ambiente, voi compresi. Vi chiedo cortesemente sin da ora di sostenermi e di non partecipare a giochi al massacro, in cui ci rimetterebbero tutti”. Infine una nota di vestiario: “Oggi ci tenevo a presentarmi con la tuta della squadra, non credo che indosserò mai giacca e cravatta in panchina, non ci riesco proprio”.

Il presidente –Santopadre dixit – Accanto a lui il presidente rilancia colpo su colpo, parla di un incontro a breve col procuratore di Taddei (non è da scartare l’ipotesi rescissione del contratto), annuncia altri due-tre acquisti imminenti, dice che proverà a piazzare qualche colpo ad effetto se si presenterà l’occasione, magari verso la fine del mercato, e soprattutto affronta a viso aperto gli argomenti più spinosi. Camplone? “Sta a Roma credo, non lo so. Con lui sono stati tre anni fantastici, ma il suo ciclo era finito. Spero che abbia ancora voglia di allenare e che troverà presto una nuova squadra” (l’ex tecnico è ancora legato al Grifo da un anno di contratto, ndr). Lo scandalo partite truccate? “È una cosa molto triste, ma amo troppo questo sport per pensare di abbandonare. Vi assicuro che queste cose accadono in tutti i settori, anche nell’abbigliamento per dire, che è il mio campo di interesse, solo nel calcio per qualche motivo se ne parla di più. Ma vi posso assicurare che il 99% del movimento è sano. Io ho anche ingaggiato calciatori con squalifiche alle spalle, perché penso che una seconda possibilità debba essere concessa a tutti e perché credo che dai loro errori possano imparare anche gli altri”. I cambiamenti societari, come il recente avvicendamento societario tra Roberto Goretti (anche lui con qualche problemino relativo a un giro di scommesse sul tennis) passato all’area tecnica e Marcello Pizzimenti nuovo ds? “Roberto è ancora con noi, non c’è stata nessuna sostituzione, solo un piccolo riposizionamento: l’ho visto un po’ sotto pressione e ho deciso di farlo rifiatare un attimo, tutto qua. “Starsky & Hutch” sono ancora una coppia formidabile. Inoltre ho scelto Stefano Cruciani come vice perché lui cura le pubbliche relazioni molto più di me, ci aiuterà sotto questo aspetto”.

L’intesa tra i due – Infine le parole di elogio rivolte da Santopadre a Bisoli (i due francamente sembrano somigliarsi molto dal punto di vista caratteriale): “Il mister mi è piaciuto da subito, a pelle, avevo contattato anche un altro tecnico, ma non ho avuto le stesse sensazioni. C’è e ci sarà grande sintonia tra noi, il suo ingaggio è una garanzia per tutti i tifosi. Nemmeno io voglio fare promesse, ma una cosa ve la voglio dire: faremo bene con lui, ne sono sicuro”. E se lo dice il presidente ci sarà da fidarsi.

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