Ad Albuquerque, New Mexico, l’America vede il Messico all’orizzonte e si trasforma in deserto. E’ proprio in questi luoghi aridi e polverosi che operano i più potenti cartelli delle droghe pesanti di tutto il pianeta. E’ proprio qui che Walter White (Cranston), mite professore di chimica, insoddisfatto della propria vita e appena ricevuto il referto che gli diagnostica un cancro ai polmoni, decide di prendersi una rivalsa producendo metanfetamina di qualità insieme a Jesse Pinkman (Paul), suo ex studente ormai tossicodipendente. Cercare di tenere a bada Jesse non sarà comunque l’unico problema, dato che Walter dovrà fare i conti anche con i sospetti dell’arguta moglie Skyler (Anna Gunn) e con Hank (Dean Norris), suo cognato, uno scaltro, tenace agente dell’antidroga ossessionato dal proprio lavoro. Walter affermerà più volte che il suo obiettivo è racimolare soldi da lasciare alla sua famiglia, ma siamo sicuri che invece non infranga decine di leggi solo per soddisfare se stesso?
Quando si parla di serie TV, raccontare troppi dettagli vuol dire iniziare subito a fare inutili e irritanti spoiler, meglio perciò concentrarsi su altri aspetti. Dal punto di vista tecnico, la qualità della fotografia è davvero stupefacente per un prodotto non destinato alle sale, diversi filtri si alternano efficacemente per creare spesso scene ultra-suggestive, con attenzione maniacale ai dettagli, così che ogni immagine rappresenta una storia a sé. A far capire di trovarsi di fronte ad un prodotto di altissima qualità sono poi l’ottima sceneggiatura e la troupe di eccezionali registi cui Gilligan ha affidato la direzione delle riprese. Dalle enigmatiche introduzioni in medias res in tutti gli episodi alle decine di eccentriche, ingegnose inquadrature che stupiscono ogni volta, dal ritmo incalzante o volutamente dilatato delle scene alla genialità delle situazioni create, la regia di Breaking Bad è davvero qualcosa di pazzesco, un esercizio di stile coadiuvato ovviamente dall’estrema bravura dell’intero cast.
L’intento di Gilligan è stato di certo quello di narrare una lenta e progressiva discesa agli Inferi da parte di un uomo comune, un padre di famiglia convinto di poter entrare ed uscire a piacimento da un tunnel letale, un patetico brillante chimico che sperimenterà sulla propria pelle la frustrazione dell’imprevisto, l’impossibilità di controllare una sanguinosa spirale di eventi, a cui di volta in volta reagirà esattamente come farebbe buona parte del genere umano. Perché in Breaking Bad non esistono personaggi del tutto buoni o cattivi, nel corso degli episodi a susseguirsi sono le vicende di un abbondante – ma non eccessivo – numero di figure, nessuna delle quali viene mai solamente abbozzata, ognuna di esse avrà prima o poi lo spazio sufficiente per dimostrare chi è veramente, e avrà un ruolo determinante nella costruzione di questo grande puzzle di follia, morte e dannazione.
L’ascesa al crimine di Walter ne metterà in dubbio la moralità, influenzerà le sue scelte e quelle di chi lo circonda, farà sì che prima che la storia finisca tutti mostrino il proprio lato oscuro, comportandosi non come gli eroi dei fumetti, non come i protagonisti di un film hollywoodiano, ma da perfetti esseri umani, deboli, avidi e malvagi. Cos’è allora quella creata da Gilligan se non una grande, tragicomica commedia umana, un circo di omini che giocano a sentirsi i re del mondo, una serie spettacolare in cui è difficile scegliere da che parte stare? I giochi potranno sempre ribaltarsi in pochi minuti e qualcuno alla fine ci dovrà per forza rimettere.
Non è dato sapere se Breaking Bad sia davvero la serie definitiva, la migliore mai creata, dopotutto dipende anche dai gusti personali. Ma se volete una lunga riflessione nichilista sul genere umano, Breaking Bad c’è, se volete una serie comedy, Breaking Bad c’è, se volete un thriller, un dramma, un mix di tutte e tre le cose insieme, o semplicemente una grande storia da gustare a puntate, Breaking Bad c’è ancora. Da vedere in lingua originale, se possibile. Un must.
VOTO: 9 ½
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