lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Caccia con l’arco: “Una scelta diversa ma non meno etica”

Redazione Perugia Online

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Il Coordinamento delle associazioni venatorie umbre e l'Ente nazionale per cinofilia plaudono la decisione presa dalla Commissione e dall’assessore regionale Cecchini riguardo la caccia con l'arco agli ungulati

 
Caccia con l’arco: “Una scelta diversa ma non meno etica”
Regione Umbria. “A volte il modo migliore per andare avanti, nella vita come nella caccia, è fare un passo indietro. Ciò non vuol dire, nel caso della nostra passione, che tutti i cacciatori debbano da un giorno all’altro abbandonare il fucile per prendere arco e frecce; ma senza dubbio la caccia con l’arco ai mammiferi rappresenta il punto di incontro più alto fra etica e cultura venatoria, in quanto chi sceglie il compound – come lo chiamano gli americani – ha già maturato da tempo quella rinuncia implicita al carniere che ne fa realmente un Cacciatore. Una persona, cioè, che esce sul territorio non per abbattere ad ogni costo, ma per stabilire con i selvatici un forte rapporto di competizione etica, quasi primordiale, che soltanto dopo decine di appostamenti senza esito, dopo diverse rinunce al tiro per elementi di difficoltà che ne avrebbero minato il corretto esito, condurrà ad avere una chance di tiro utile e – forse – all’abbattimento finale di un capo”. Comincia così la nota del Coordinamento delle associazioni venatorie dell’Umbria (Cavu) che, insieme all’Enci, plaudono la decisione presa dalla Commissione regionale e dall’asssessore alla Caccia Fernanda Cecchini di consentire il prelevo venatorio dei cervidi e dei bovidi utilizzando anche arco e frecce.

Etica venatoria – “Dietro l’arco – scrivono le associazioni – c’è un’etica precisa: chi sceglie di usarlo sa già che molto spesso dovrà rinunciare al tiro, senza contare che le distanze utili tra cacciatore e preda si abbreviano notevolmente rispetto alla carabina, il che rende ancor più difficile l’avvicinamento e rara, rarissima la riuscita dell’azione venatoria”.

E’ la legge nazionale a consentirlo – Continua la nota del Cavu: “Vale la pena sottolineare, a tal proposito, che in Italia –e pertanto anche in Umbria – la legge quadro nazionale 157/92 che regola l’attività venatoria annovera l’arco tra i mezzi di caccia, insieme al fucile e al falco. Pertanto, anche se in pochissimi nella nostra regione, alcuni appassionati arcieri si dedicano da anni al prelievo del cinghiale in forma singola”.

A caccia con il metodo selettivo – “Lo scalpore – scrivono ancora le associazioni venatorie umbre – che sta suscitando l’approvazione, da parte della Commissione regionale, dell’atto che consente agli arcieri di cacciare anche cervidi e bovidi con il metodo selettivo – vale a dire all’aspetto e seguendo un ben preciso piano di abbattimento, basato sui censimenti che precedono l’inizio della stagione venatoria – trova spiegazione solamente nella non conoscenza della legge e delle pratiche venatorie e balistiche, oltreché, come da copione, nella malafede di chi cerca continue occasioni per sparare a zero sulla caccia in sé”.

L’arco è letale quanto la carabina – Si legge inoltre nel comunicato del coordinamento: “Non ce ne vogliano gli animalisti più sensibili, ma per comprendere il corretto funzionamento di un’arma occorre analizzarne gli effetti balistici e l’arco non è meno letale della carabina. Un esperto arciere – ed ecco il perché dell’obbligatorietà dei corsi di tiro – sa dove indirizzare la sua freccia per non arrecare inutili sofferenze al selvatico”.

A difesa dell’istituzione regionale – In chiusura della nota, le associazioni venatorie e l’Enci plaudono l’assessore Cecchini “per aver accolto quest richiesta del mondo venatorio e per averla fatta approvare.  Ciascuno è libero di essere contro o a favore della caccia: ci mancherebbe. Ma sparare a zero e con volgarità su di una istituzione soltanto perché consente una pratica venatoria assolutamente etica e legale, è un qualcosa di ideologicamente sterile e privo di senso”.

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