Etica venatoria – “Dietro l’arco – scrivono le associazioni – c’è un’etica precisa: chi sceglie di usarlo sa già che molto spesso dovrà rinunciare al tiro, senza contare che le distanze utili tra cacciatore e preda si abbreviano notevolmente rispetto alla carabina, il che rende ancor più difficile l’avvicinamento e rara, rarissima la riuscita dell’azione venatoria”.
E’ la legge nazionale a consentirlo – Continua la nota del Cavu: “Vale la pena sottolineare, a tal proposito, che in Italia –e pertanto anche in Umbria – la legge quadro nazionale 157/92 che regola l’attività venatoria annovera l’arco tra i mezzi di caccia, insieme al fucile e al falco. Pertanto, anche se in pochissimi nella nostra regione, alcuni appassionati arcieri si dedicano da anni al prelievo del cinghiale in forma singola”.
A caccia con il metodo selettivo – “Lo scalpore – scrivono ancora le associazioni venatorie umbre – che sta suscitando l’approvazione, da parte della Commissione regionale, dell’atto che consente agli arcieri di cacciare anche cervidi e bovidi con il metodo selettivo – vale a dire all’aspetto e seguendo un ben preciso piano di abbattimento, basato sui censimenti che precedono l’inizio della stagione venatoria – trova spiegazione solamente nella non conoscenza della legge e delle pratiche venatorie e balistiche, oltreché, come da copione, nella malafede di chi cerca continue occasioni per sparare a zero sulla caccia in sé”.
L’arco è letale quanto la carabina – Si legge inoltre nel comunicato del coordinamento: “Non ce ne vogliano gli animalisti più sensibili, ma per comprendere il corretto funzionamento di un’arma occorre analizzarne gli effetti balistici e l’arco non è meno letale della carabina. Un esperto arciere – ed ecco il perché dell’obbligatorietà dei corsi di tiro – sa dove indirizzare la sua freccia per non arrecare inutili sofferenze al selvatico”.
A difesa dell’istituzione regionale – In chiusura della nota, le associazioni venatorie e l’Enci plaudono l’assessore Cecchini “per aver accolto quest richiesta del mondo venatorio e per averla fatta approvare. Ciascuno è libero di essere contro o a favore della caccia: ci mancherebbe. Ma sparare a zero e con volgarità su di una istituzione soltanto perché consente una pratica venatoria assolutamente etica e legale, è un qualcosa di ideologicamente sterile e privo di senso”.
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