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Camorra, arrestato a Terni un affiliato del clan dei Casalesi

Redazione Perugia Online

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Blitz anti-camorra: 40 le persone in manette in tutta Italia. Gli indagati sono accusati di essere affiliati alla fazione Schiavone del clan. Tra loro, Carmine e Nicola Schiavone, figli di Francesco "Sandokan" Schiavano

 
Camorra, arrestato a Terni un affiliato del clan dei Casalesi
Perugia. Un arresto anche a Terni nel blitz anti-camorra che ha portato 40 persone in manette in tutta Italia. Gli indagati sono  accusati di essere affiliati alla fazione Schiavone del clan dei Casalesi. Tra loro, Carmine e Nicola Schiavone, figli di Francesco “Sandokan” Schiavano.

L’operazione – Il blitz è scattato questa mattina, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dai magistrati della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafla. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Casal di Principe hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dall’Ufficio GIP presso il Tribunale di Napoli, nei confronti di 42 indagati, gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis c.p.), estorsione (art. 629 c.p.), detenzione e porto illegale di armi (artt. 10,12 L.497/74, art. 23 L. 110/75 e art. 7 L.203/91), ricettazione (art. 648 c.p.) con l’aggravante del metodo mafioso (art. 7 L. 203/91).

L’indagine – L’indagine, condotta dall’ottobre del 2012 ad oggi, attraverso attivitã tecniche,  dinamiche  e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, come ritenuto dal G.I.P. nella ordinanza di custodia cautelare, ha consentito di ricostruire l’intero organigramma dell’organizzazione camorristica denominata clan “del casalesi fazione Schiavone”, individuando il reggente del gruppo criminale in SCHIAVONE Carmine, figlio di SCHIAVONE Francesco alias Sandokan, al quale, dopo il suo arresto, ê subentrato CORVINO Romolo, e negli altri indagati gli affiliati al sodalizio, sia quelli operativi sul territorio che quelli reclusi in case circondariali. E’ stato anche possibile accertare che la fazione Schiavone aveva costituito una “cassa comune” per il pagamento degli stipendi agli affiliati della fazione Schiavone, Zagaria e lovine, estendendo il controllo del territorio a tutto l’agro aversano, compresi i comuni storicamente appannaggio della fazione Bidogneffi, esclusa tuttavia dalle attivitâ illecite; gli affiliati reclusi presso le case circondariali continuavano a percepire lo stipendio mensile per importi variabili dai 500 ai 2.500 euro, mentre gli affiliati ancora operativi sul territorio beneficiano di una parte dei proventi dei reati fine del gruppo (ovvero estorsioni su attività private e lavori pubblici, su quest’ultimi la tangente versata variava dal 3% al 5%, illecita concorrenza con l’imposizione di macchinette per giochi online), con importi variabili in base alle entrate. Si sono individuati e sequestrati i libri contabili dell’organizzazione (alcuni dei quali trascritti a mano dab stesso Carmine Schiavone, così come accertato con una perizia calligrafica eseguita dal I.S. di Roma), con una  situazione,  aggiornata  al marzo  2013,  delle  liste  di affiliati  che percepivano  lo stipendio,  nonche  di imprenditori  e comniercianti  estorti,  con in volume  di  “affari”  registrato,  mensilmente,  the ammontava  a circa 200.000  euro di incassi  dai soli proventi  estorsivi  (altri  100.000 euro mensili venivano  incassate  dai proventi  delle imposizioni  delle  slot machine  e  dalle  scommesse  online),  mentre  per  le spese  “correnti”, relative al pagamento  delle mensilitâ  agli affiliati detenuti, era prevista  la sonuna in uscita  di circa 60.000 euro. E’ stato possibile individuare e sequestrare numerosi armi da fuoco nella disponibilitâ del sodalizio investigato (complessivamente 2 kalashnikov, 1fucile d’assalto, 2 fucile a pompa, 1fucile sovrapposto, 1mitragliatrice e 4 pistole, oltre a vario munizionamento  di diverso calibro); accertare, complessivamente, la commissione di oltre 20 eventi estorsivi, in danno di imprenditori ecommercianti, con importi variabili dai 500 ai 5.000 euro per ogni vittima (le estorsioni venivano incaricatedal reggente del gruppo, SCHIAVONE Carmine, o nel corso dei “summit” direttamente nei confronti degli affiliati o attraverso la consegna di c.d. “pizzini”, alcuni dei quali individuati e acquisiti dai carabinieri, che contenevano il nominativo  della ditta da estorcere); individuare e sequestrare a Villa Literno (CE) in nascondiglio — bunker utilizzato per la latitanza degli affiliati; eseguire complessivamente 3 misure cautelairi e 4 fermi nei confronti di altrettanti affiliatiresponsabili di estorsione aggravata dal metodo mafioso; arrestare 1affiliato in flagranza di reato per detenzione illegale di arma di arma clandestina; documentare il protrarsi delle vane condotte criminali dall’ottobre del 2012 al settembre del 2014.

Le attività – A gennaio veniva eseguito un decreto di fermo nei confronti del reggente del gruppo criminale, ovvero SCHIAVONE Carmine, resosi irreperibile da alcuni giorni, individuato e bloccato da i carabinieri nel centro storico di Aversa. A febbraio dello stesso anno veniva eseguito un decreto di fermo nei confronti di 1 affiliato, mentre il 14.03.2013 veniva eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 3 affiliati al clan dei casalesi — fazione Schiavone”, tra i quali SCHLAVONE Carmine, reggente del gruppo criminale, ritenuti responsabili dei reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni di un imprenditore locale. A marzo, a Casal di Principe, venivano rinvenuti e sottoposti a sequestro: i libri contabili dell’organizzazione, con una situazione aggiornata al marzo 2013 delle liste di affiliati che percepivano lo stipendio, nonché di imprenditori e commercianti estorti; le armi da guerra del gruppo investigato in perfetto stato di efficienza (costituite da 2 kalashriikov, 1 fucile d’assalto, 1 fucile a pompa, 1 niitragliatrice e 3 pistole, oltre a vario munizionamento di diverso calibro). Il 03.2013, a Casal di Principe, venivano rinvenute altre due armi (1 fucile a pompa e 1 fucile sovrapposto) appartenenti al gruppo criminale, bruciate dagli affiliati e abbandonate in un canale. Il mese successivo veniva rinvenuto e sottoposto a sequestro in Villa Litemo un sofisticato bunker, costituito da due vani, con ii secondo ulteriormente occultato all’intemo del primo, accessibili mediantecomplessi meccanismi idraulici occultati nel pavimento; dall’attività di indagine è emerso che il predetto bunker era stato utilizzato, nei mesi precedenti, per favorire l’irreperibilita di affiliati al sodalizio. Veniva arrestato in flagranza di reato un affiliato,responsabile di detenzione illegale di armi e ricettazione, e sottoposta a sequestro una pisola clandestina. A partire dal 09.2013, su un sito individuato a Casal di Principe, veniva coordinata un’attività di scavo che portava ad individuare rifiuti interrati negli anni precedenti dal medesimo sodalizio criminale.   Dall’esito delle analisi di laboratorio sin diversi campioni di rifiuto prelevati emergeva la presenza di contaminazione a van livelli di pericolosita, che investiva anche la falda acquifera; grazie a tale attività veniva vietato in tutto il comune l’utilizzo dell’acqua dei pozzi contaminati, salvaguardando cosi la salute e l’incolumità di diverse migliaia di cittadini. Per tali fatti venivano deferiti all’A.G. quattro personale affiliate alla fazione Schiavone. A ottobre 2013 veniva eseguito un decreto di fermo nei confronti di 3 affiliati al clan dei casalesi — fazione Schiavone”, tra i quali CORVINO Romolo, reggente del gruppo criminale subentrato a SCHIAVONE Carmine, ritenuti responsabili dei reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

 

Il provvedimento – Secondo ii provvedimento cautelare, Carmine SCHIAVONE, reggente del gruppo criminale, aveva un controllo, con referenti locali, su tutto ii territorio dell’agro aversano, informazioni che gli consentivano cli individuare gli imprenditori  / commercianti  da estorcere. Oltre al controllo sul territorio ii reggente del clan esercitava un vero e proprio comando su tutti gli affiliati, intervenendo nei loro confronti non solo per questioni relative alle dinamiche criminali, ma anche per aspetti legati alla vita privata ritenuti disdicevoli con lo status di appartenente al sodalizio (per esempio in un’attivitã di intercettazione ambientale Carmine Schiavone non esitava, unitamente ad altri affiliati, a pestare selvaggiamente un soggetto contiguo al clan, che intratteneva una relazione con una donna, nonostante il suo divieto di frequentarla). I 42 provvedimenti restrittivi  eseguiti consistono in 39 custodie cautelari in carcere e in 3 arresti domiciliari.

 

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