In primo luogo, hanno spiegato i due segretari, c’è un problema legato alla composizione del nucleo familiare. È venuto meno, infatti, il diritto, previsto però dalla legge regionale in vigore, di distaccarsi dal nucleo familiare originario, ad esempio per coppie o singoli con figli che vivono con i propri genitori e vogliono trasferirsi. Tutte queste persone, che nel bando precedente rappresentavano circa il 35% delle domande complessive, non potranno di fatto più partecipare. “Un problema grave, che abbiamo segnalato già nel gennaio 2015, quando entrò in vigore il nuovo Isee – hanno sottolineato Iannoni e Piastrelli – ma la Regione non ha voluto ascoltarci e ora le conseguenze saranno molto pesanti per centinaia di famiglie”.
Oltre a questo, il bando regionale contiene un altro “errore marchiano” secondo il Sunia Cgil. “Non è possibile – hanno sottolineato i rappresentanti del sindacato inquilini – prevedere che condizioni legate all’età dei figli o alla durata del matrimonio dei richiedenti debbano permanere ‘al momento dell’assegnazione e in costanza di rapporto’. È come chiedere alle persone di fermare lo scorrere del tempo”. Iannoni e Piastrelli hanno portato l’esempio della “sezione 6” del bando, dove si richiede che il nucleo familiare alla data di pubblicazione sia formato da una coppia coniugata o convivente da non più di due anni e con uno o più figli minori a carico. “Ma dal momento della pubblicazione del bando a quello dell’assegnazione possono passare anche due anni – hanno spiegato Iannoni e Piastrelli – con l’automatica conseguenza della perdita del punteggio acquisito e quindi, in molti casi, del diritto all’alloggio”.
Infine, anche alcuni Comuni importanti hanno contribuito, secondo il sindacato inquilini, a peggiorare ulteriormente il quadro, aggiungendo “evidenti elementi di criticità”. È il caso del Comune di Perugia che nel “Modello per condizioni di disagio aggiuntive” che va ad integrare il bando regionale inserisce come condizione “di disagio” che dà diritto a ben tre punti, la residenza nel Comune di Perugia da almeno 15 anni. “Non si capisce – è il commento del Sunia – come un lungo periodo di residenza possa rappresentare un disagio. Si tratta piuttosto di un escamotage per escludere in maniera arbitraria molti immigrati”. A fronte di questo “pasticcio”, che potrebbe dare luogo anche a una serie di ricorsi in sede giudiziaria, il Sunia Cgil chiede l’immediata apertura di un confronto per cercare soluzioni tampone che possano limitare i danni e garantire l’accesso alla casa a chi ne ha veramente diritto.
Tag dell'articolo: case popolari, Regione, Sunia Cgil.
Perugia Online Scomoda, Libera, Indipendente.
