L’incontro internazionale conclusivo del progetto si è svolto dal 23 al 26 febbraio scorso in modalità virtuale: il Covid ha, infatti, imposto alle scuole di ripensare il concetto stesso di mobilità.
Le attività hanno avuto inizio nel settembre 2018 con l’analisi del concetto di stereotipo e di quanto esso possa essere fuorviante, dando origine a comportamenti aggressivi e discriminatori molto diffusi sia nella società che negli ambienti educativi.
Nel primo anno e mezzo sono state realizzate mobilità in Turchia, Bulgaria e Polonia fino all‘interruzione temporanea dei lavori a marzo 2020.
Quest’anno l’esperienza con le scuole partner è ripresa in mobilità virtuale con diversi meet, durante i quali docenti e studenti hanno scambiato pareri ed idee, discutendo per ‘abbattere’ stereotipi e luoghi comuni che ci vogliono diversi ed ‘etichettati’.
«Il confronto è stato interessante, nonché divertente, da vari punti di vista» – hanno dichiarato gli studenti dell’I.I.S. ‘Cassata Gattapone’ di Gubbio – «sicuramente – proseguono – l’aspetto linguistico è stato importante perché ci ha dato modo di esercitare quelle che sono le nostre abilità e competenze, grazie anche al percorso di studi intrapreso (la lingua di progetto è l’inglese). Dal punto di vista strettamente geografico, parlando, abbiamo ‘aperto gli occhi’ su luoghi altri, tramite video di presentazione che ciascuno aveva preparato sulle proprie città. Da ultimo la socializzazione, che in questi tempi è un po’ mancata, ne ha tratto grande vantaggio».
Il progetto era, infatti, articolato in incontri mattutini svolti in piccoli gruppi (speaking rooms), sotto la supervisione attenta e discreta dei professori.
«Non ci siamo fermati qui – hanno dichiarato, ancora, entusiasti, gli studenti della scuola eugubina – e la sera sono state organizzate videochiamate che ci hanno permesso di avvicinarci anche come amici alla scoperta di interessi e gusti comuni. Sono stati elaborati video, poesie, canzoni evidenziando in maniera ironica stereotipi e immagini che ad essi comunemente si associano. Il prodotto finale è stato un manifesto in cui le scuole partner hanno indicato strategie per superare gli stereotipi e far crescere tra docenti e studenti una cultura aperta e rispettosa. Ogni scuola realizzerà a questo scopo delle azioni concrete (smart goals). Certamente il problema dei pregiudizi, o stereotipi che dir si voglia, non sarà facile da estirpare, ma “Dealing with stereotypes in education ” ha contribuito a sensibilizzarci in maniera profonda e i cambiamenti, si sa, partono proprio dai giovani!».
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