dall’esteso cortocircuito tra politica e affari che in Umbria vede le aziende cooperativistiche usate come il giardino di casa dei vecchi partiti. Partiti – sottolinea – che ivi ingrossano le fila del sistema clientelare grazie a cui sopravvivono, mentre la guida delle cooperative è sempre più
in mano a ristrette oligarchie politicizzate, ormai a dismisura rigonfie come rospi”. Liberati ricorda poi che la legge “142/2001” (‘Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla
posizione del socio lavoratore’) “stabilisce regole certe: al socio lavoratore subordinato – spiega – deve essere garantita una retribuzione non inferiore ai minimi previsti dalla contrattazione collettiva nazionale di settore o categoria affine. Non solo: il regolamento della cooperativa non
può ammettere deroghe in pejus rispetto a tale trattamento economico. Occorre allora – suggerisce Liberati – che gli ispettorati del lavoro e la guardia di Finanza si sveglino da un torpore che, nel corso di circa 15 anni, ha condotto alla situazione che ben conosciamo”. Tra gli effetti del “circuito vizioso” denunciato da Liberati c’è “il costo dei servizi pubblici affidati quasi esclusivamente a cooperative e
l’abbassamento precipitoso del livello qualitativo degli stessi.
“Scende soprattutto ai minimi termini – sostiene Liberati – la libertà economica dell’Umbria, regione opaca e poco trasparente sin dalla sua presidente, più volte sottrattasi a interrogazioni del M5S sullo scivoloso connubio tra politica e affari. Intanto – aggiunge l’esponente pentastellato – chi lavora sottopagato nelle coop non può certo alzare la
testa, perché consapevole non soltanto dell’ancor salda cappa
politico-giudiziaria chiusa sopra le loro teste, ma anche perché edotto del fatto che, al di fuori di tale opprimente circuito economico semilegale, difficilmente riuscirà a trovare la minima opportunità. Infatti è stato
desertificato quasi tutto: decine e decine di imprese regolari falliscono ogni mese in Umbria, portato non soltanto della persistente crisi, ma di un’economia in cui vengono tuttora scientemente fatti figli (le cooperative) e figliastri (tutti gli altri). È nei fatti una gigantesca truffa allo Stato – conclude Liberati -, perché tali imprese, pur non esercitando più alcuna funzione sociale e mutualistica, concorrono viceversa
nel libero mercato totalmente agevolate da un trattamento fiscale di favore. Un’autentica vergogna!”.
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