lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Crisi dell’edilizia in Umbria, serve una nuova politica per il settore

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

 I lavoratori e le imprese edili dell'Umbria stanno soffrendo e per questo meritano una maggiore responsabilità da parte nostra nell'affrontare i problemi veri. I responsabili dei sindacati di settore ne hanno discusso insieme

 
Crisi dell’edilizia in Umbria, serve una nuova politica per il settore
Perugia. Il settore delle costruzioni, da oltre 7 anni, vive una lunga e profonda crisi che ormai ha caratteristiche strutturali più che congiunturali. Il modello di sviluppo che ha caratterizzato il periodo di crescita antecedente alla crisi, basato su una massiccia espansione, è superato in modo definitivo. Purtroppo, nonostante le numerose iniziative svolte dalle nostre organizzazioni, non riesce ad emergere una politica consapevole di questo cambiamento che sia in grado di aprire una nuova fase con nuovi presupposti: limitare il consumo di territorio puntando al recupero, alla difesa del territorio, del paesaggio e del patrimonio storico-artistico-culturale, alla riqualificazione urbana, all’efficientamento energetico, alla messa in sicurezza delle scuole e di tutti gli edifici pubblici. Nuovi  obiettivi questi, che impegnerebbero il settore in una nuova fase di crescita con notevoli benefici per l’intera collettività, in particolare sull’occupazione. Per riuscire in questa sfida occorre prima di tutto un nuovo protagonismo delle Istituzioni pubbliche, in grado di regolare, pianificare, controllare e rispondere meglio agli interessi generali, che non chiedono speculazioni, ma piuttosto accesso al diritto alla casa per i cittadini, nuove e moderne infrastrutture, la sicurezza delle città che incrocia il tema della riqualificazione urbana, la qualità della vita, lo sviluppo e la crescita. Il titolo che può racchiudere tutto ciò è una nuova politica industriale per il settore. Nella nostra regione l’assenza di questa politica è evidente, apprezzabili invece sono state le iniziative  legislative che si sono succeduti in questi anni, in particolare sul Governo del territorio e sulla tenuta del DURC congruità. Occorre però ben altro scatto da parte delle istituzioni, visto il pericolo ormai acclarato di perdere per sempre l’intero sistema imprenditoriale e le alte professionalità costruite negli anni, che la crisi sta spazzando via inesorabilmente giorno dopo giorno. Per questo nella nostra regione, occorre una forte azione congiunta di tutte le rappresentanze sindacali e datoriali dell’edilizia, che mai come oggi, hanno il dovere di stare insieme e fare blocco comune nei confronti delle Istituzioni, per chiedere una adeguata politica industriale in grado di invertire questa tendenza negativa. DURC congruità è uno strumento che va difeso e rafforzato, ma che occorre affiancare una adeguata politica che selezioni le imprese sane e virtuose e le aiuti a combattere la concorrenza sleale di chi opera nellillegalità e nell’irregolarità. Il forte aumento delle partite iva in rapporto ai dati Cassa Edile dimostra, quanto sia forte questo fenomeno  di elusione e di fuga dal contratto edile, dalla contribuzione volta a proteggere un lavoro fragile come quello delledilizia, per sfuggire dalla tracciabilità del nostro sistema bilaterale che fino ad oggi ha garantito un buon livello di regolarità. Emerge una chiara involuzione del sistema imprenditoriale verso una competizione al ribasso, dove le aziende strutturate e regolari vanno sempre più in difficoltà. Occorre spingere il sistema imprenditoriale edile dell’Umbria nella direzione opposta, invertire il senso di marcia e rimetterlo sul binario della qualità. Qualità del lavoro, sapendo che la qualità del lavoro è sinonimo di qualità delle costruzioni. Troppe volte infatti assistiamo a fenomeni negativi a causa dei quali, opere costruite con scarsa qualità, a causa della ricerca del risparmio immediato, vengono a costare molto di più in futuro in manutenzioni e recuperi. Anche questo fa parte dell’involuzione del settore, così come l’incapacità di  realizzare opere nei tempi previsti. Il fenomeno del massimo ribasso negli appalti è una delle cause principali di questa involuzione. Per questo è necessaria una nuova legge sugli appalti che garantisca la qualità prima del risparmio, la regolarità e la legalità come principali criterio di selezione delle imprese.  La white list delle imprese per l’affidamento dei lavori e la costruzione di un centro comune di committenza con adeguate professionalità in grado di valutare le offerte qualitativamente vantaggiose, sono solo alcune delle proposte da portare avanti. Oltre che sui lavori privati vi è la necessità ormai, non più rinviabile, di applicare definitivamente la norma regionale per la verifica dei DURC congruità prima del rilascio dellagibilità, su questo i comuni non possono più sottrarsi alla propria responsabilità. Dopo i fatti successi nei mesi scorsi nella nostra regione, dove è emerso un quadro allarmante di infiltrazione criminale nel nostro settore, dovrà essere altrettanto forte la lotta contro questi fenomeni negativi. Il settore si deve dotare di una politica per legalità mettendo a sistema gli sforzi delle nostre associazioni e delle Istituzioni, favorendo protocolli dintesa per lo scambio dei dati e per una maggiore collaborazione. È evidente come sia necessaria una maggiore unità delle nostre parti sociali del settore edile, per essere protagonisti delle scelte e non più semplici attori. Parti sociali che troppe volte si dividono sulle piccole questioni e non riescono ad affrontare i grandi problemi, talmente grandi che rischiano di schiacciare tutti noi. Per questo proponiamo di utilizzare l’appuntamento della contrattazione di secondo livello come opportunità per realizzare obiettivi, in grado di rispondere alle esigenze pressanti del nostro mondo.  Uno di questi è l’impoverimento delle condizioni materiali ed economiche dei lavoratori e pensiamo che in questa sede si debba dare una risposta adeguata.

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