Le aree di intervento La Regione quindi punterà a: supportare le nuove tecnologie aiutando le imprese che vogliono investire in questo campo, utilizzare la leva fiscale con alcuni possibili sgravi per favorire il settore in questo campo, trovare una modalità di utilizzo delle risorse finalizzate dei fondi strutturali, attuare politiche attive del lavoro per favorire la transizione di imprese e lavoratori, con forme di ammortizzazioni sociali, lavorare sull’educazione, introducendo in maniera incentivata i giovani e le scuole ad una educazione più corretta all’informazione. I soggetti interessati a questi interventi saranno la carta stampata, l’informazione web, le tv e le radio locali e le agenzie di stampa. “Stiamo passando – ha detto Paparelli – alla società della conoscenza da quella dell’informazione. Questo fa si che se la stampa aveva un numero di informazioni gestibili, oggi siamo arrivati ad una quantità enorme di informazioni che creano anche problemi non solo economici. Comunque si è visto che stiamo parlando di un settore che ha ancora potenzialità di crescita e sviluppo occupazionale. Stiamo vivendo un fenomeno di cross medialità che rischia di mettere in discussione il mondo dell’informazione come lo conosciamo: l’approfondimento e la verifica delle fonti sono problemi sui quali riflettere. La domanda di informazione locale aumenta, ma si riducono gli spazi tradizionalmente intesi”.
I numeri dell’informazione umbra Stampa, radio e tv sono al centro di una radicale trasformazione. “In Umbria oggi – ha detto l’assessore – c’è una frammentazione enorme: circa duecento aziende iscritte al registro degli operatori della comunicazione: abbiamo una capillare diffusione, ma i problemi sono la pubblicità e la sostenibilità economia, e poi l’estensione territoriale, con una micro copertura. Abbiamo 9 emittenti locali, oltre 20 radio, 4 quotidiani, oltre 30 testate on line: un valore in termini di pluralismo culturale, ma in un bacino di meno di un milione di abitanti. La strada da percorrere è quella di rendere compatibili queste caratteristiche con la crisi di sistema in atto, lo scenario di ristrutturazione del sistema con la razionalizzazione delle risorse disponibili”.
Una relazione a maggio La prima commissione, alla fine della riunione, ha concordato con la Giunta che quest’ultima presenti, entro il mese di maggio, una prima relazione schematica con le linee fondamentali di indirizzo di una proposta di legge regionale sull’editoria, in maniera che la Commissione possa fare le proprie proposte e integrazioni., per poi arrivare con un testo da discutere agli Stati generali dell’informazione che l’esecutivo di palazzo Donini ha intenzione di organizzare la entro la prossima estate. “Questo è un mondo in crisi – ha fatto notare l’esponente del Pd Carla Casciari – anche per le tv locali c’è una difficoltà diffusa. Dobbiamo favorire alcune forme di collaborazione trasversale, come quelle di giovani che possono puntare a start up di imprese. È giusto coordinarsi con la legge nazionale, ma qualche segnale va dato vista la specificità di una regione come l’Umbria. Anzi, è doverose, visto che abbiamo due Università con corsi in questo settore oltre alla scuola di giornalismo di Ponte Felcino che è il cuore pulsante dell’informazione non solo regionale”.
I pareri negativi Alcuni consiglieri, invece, si sono espressi in maniera negativa chiedendo ai presenti di aspettare la nuova legge nazionale. “Tema complesso e generale – sono le parole di Marco Vinicio Guasticchi (Pd) – che riguarda tutto il mondo. L’Umbria ha una delicatezza particolare perché ci sono due Università che sfornano centinaia di laureati ogni anno, che creano solo disoccupati. C’è un numero enorme di soggetti che vorrebbe lavorare nel mondo del giornalismo, contestualmente siamo di fronte ad una crisi generale. Non credo che il problema vada affrontato ora, quando si sta discutendo una legge nazionale sull’editoria. Fare oggi una proposta regionale è un errore. Meglio aspettare quella nazionale e appoggiarci a quella. Andiamo avanti, elaborando una proposta che potenzi la legge nazionale ed evitando il rischio di fare scelte che poi collidano con essa”. Dello stesso avviso anche Raffaele Nevi di Forza Italia. “È giusto aspettare la legge nazionale, come avvenuto anche per il reddito di cittadinanza, così da avere coordinamento tra la legge nazionale e regionale. Si può comunque andare avanti nell’approfondimento in best practice adottate in altre regioni, che possono essere alla base di nostri interventi. Dobbiamo però evitare episodi come quelli successi nella Asl perugina con pensionati che fanno gli addetti stampa. Una vicenda molto brutta. Da una parte abbiamo la Regione che lavora per il futuro dall’altra ha pensionati che prendono un posto che potrebbe essere dato a giovani giornalisti. Su questo potremmo fare un intervento come Commissione. Serve un atto di indirizzo su questa questione perché è una vicenda che ha colpito molto chi opera in questo mondo che è in difficoltà”.
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