nella nostra regione il film è stato accolto con favore dal pubblico, proprio in un momento in cui il calciatore sta attraversando un periodo non facile della sua carriera sportiva.
Il film-documentario intitolato “Ronaldo” permette agli spettatori di entrare nella vita del fuoriclasse portoghese e seguirlo da vicino. Durante i 14 mesi di riprese, infatti, i produttori Senna e Amy e il regista Anthony Wonke lo hanno seguito sul campo, in casa e fuori con gli amici. Avvicinarsi così tanto al tre volte Pallone d’Oro, osservandolo in situazioni sportive e personali, non è stato semplice e c’è voluto un anno e mezzo per convincerlo a farsi seguire e riprendere. Il risultato è il primo documentario autorizzato sull’attaccante del Real Madrid, il cui trailer si apre con le parole: «Conosci il nome, conosci la leggenda, ma non conosci… l’uomo».

Mostrare l’uomo è infatti lo scopo del docufilm in cui alle verità di Ronaldo si alternano scene con le persone più importanti della sua vita; tra queste il figlio Cristiano junior e la madre Dolores Aveiro, che ricorda l’enorme senso di colpa vissuto quando lasciò andare da solo a Lisbona il dodicenne Cristiano Ronaldo perché coltivasse il suo talento calcistico. Il fuoriclasse, che non manca di concedersi in modo confidenziale davanti agli spettatori, ci tiene a sottolineare che non si tratta di finzione, ma di realtà.
D’altra parte la sua vita è così straordinaria che potrebbe sembrare quasi irreale agli occhi di qualcuno. Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro nasce fenomeno del pallone, tanto che le sue doti calcistiche sono già evidenti all’età di 7 anni. Dal rendersi conto delle sue potenzialità al fare di tutto per svilupparle il passo è breve, così il calciatore inizia a viaggiare ancora bambino per allenarsi nei migliori club. La scalata, dallo Sporting Lisbona passando per il Manchester United e approdando al Real Madrid, è cosa nota, come il fatto che CR7 sia diventato un vero e proprio brand, ambitissimo dagli sponsor, compresa un noto operatore di poker sportivo.
Dopo le sponsorizzazioni di Giorgio Armani, Nike e Clear è infatti giunta quella di PokerStars, proprio nelle stesse settimane in cui la poker room lanciava nuovi giochi di intrattenimento di casinò online. Era la primavera 2015 e le notizie che scossero il mondo del gaming furono prima quella dell’apertura della Picca Rossa ai giochi di casinò punto it e poi quella che annunciava CR7 come nuovo ambasciatore di PokerStars, in virtù della sua passione per il tavolo verde.
Dagli ultimi successi, nelle sponsorizzazioni come nello sport, ai primi, sono passati molti anni e il docufilm “Ronaldo” tratta l’uomo di oggi e il bambino di ieri che gioca con la maglietta dello Sporting. Ronaldo si lascia andare a pensieri intimi quando, ad esempio, ricorda il padre morto troppo presto a causa dell’alcol e ne cita la frase emblematica «Il silenzio è la forza degli uomini». Il rapporto di paternità viene esplorato anche da un altro punto vi vista, quello che vede il fuoriclasse nel ruolo di padre del piccolo Cristiano junior, il fulcro del suo mondo.
Raggiungere un tale livello di confidenza con lo spettatore non è stato facile né immediato. Il regista Wonke racconta il lungo processo durante il quale, dopo aver finito di girare, continuava a recarsi a casa del campione portoghese per registrare le cosiddette “wild track interview”, ossia le interviste senza telecamere. In quelle occasioni i due uomini si trovavano da soli con un microfono e le chiacchierate duravano circa un’ora, sviscerando argomenti intimi. I 92 minuti di lungometraggio che accompagnano gli spettatori nel mondo del calciatore e che sono ormai visibili nei cinema di tutta l’Umbria sono prodotti da Paul Martin per “We Came We Saw We Conquered Studios”, mentre i produttori esecutivi sono James Gay-Rees e Asif Kapadia di “On the Corner Films”.
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