martedì, 3 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Dalla grande distribuzione alla ‘grande distruzione’

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

Quella dei commercianti "è una generazione di fenomeni" secondo la Filcams Cgil che stima come negli ultimi 4 anni siano andati in fumo oltre 8 mila posti di lavoro nel settore

 
Dalla grande distribuzione alla ‘grande distruzione’
Perugia. È una “generazione di fenomeni” quella dei lavoratori del commercio in questa fase storica. La fase della “grande distruzione”, come la definisce la Filcams Cgil di Perugia, cancellando due lettere dalla definizione di “grande distribuzione”. Un gioco di parole che descrive però un quadro molto serio e preoccupante, come hanno ribadito i rappresentanti sindacali e i numerosi lavoratori intervenuti oggi, 26 giugno, nell’iniziativa che si è svolta presso la Camera del Lavoro di Perugia con la partecipazione di circa 70 lavoratrici e lavoratori del commercio, rappresentanti sindacali nelle rispettive aziende, e conclusa dal segretario nazionale della Filcams Cgil, Fabrizio Russo.

Grande distruzione – Si parla di “grande distruzione” perché negli ultimi anni, anche in Umbria, si sono perse migliaia di posti di lavoro (da circa 80mila del 2011 ai 72mila del 2014) e perché i diritti di chi lavora nel commercio, specie nelle nuove grandi strutture che sono spuntate come funghi sul territorio (spesso a poche centinaia di metri le une dalle altre), vengono progressivamente abbattuti. Nelle loro relazioni, Enrico Bruschi e Riccardo Giulivi, della segreteria Filcams Cgil, hanno descritto con dovizia di particolari la gravità della situazione. Intanto, c’è il crollo dei consumi e delle vendite: nel 2014 quelle di prodotti alimentari sono calate del 5,8%, quelle dei non alimentari addirittura dell’8,1%, mentre la grande distribuzione, unico settore che aveva finora retto, a discapito dei piccoli esercizi, ha invertito il trend (-1,1%). E poi, c’è la massiccia diffusione del franchising, con gravissimo danno per diritti e salari dei lavoratori e delle lavoratrici (queste ultime sono la maggioranza nel settore). Ne consegue che fianco a fianco, dentro i grandi centri commerciali, ci sono addetti ancora tutelati dal contratto nazionale e altri completamente privi di diritti, spesso sottoposti a turni massacranti, orari spezzettati, falsi part-time, con il sistematico utilizzo del lavoro festivo e domenicale, ormai senza alcun limite, anche contro ogni logica economica di mercato, visto che i consumi continuano appunto a crollare.

Generazione di fenomeni – Situazioni da “generazione di fenomeni” appunto, che in certi casi arrivano a conseguenze estreme: “In importanti realtà del territorio – hanno riferito i rappresentanti della Filcams – ci vengono segnalati anche casi di svenimento per lo sforzo a cui lavoratrici e lavoratori sono sottoposti, con orari infernali e una forte pressione esercitata dalle aziende, anche per non far avvicinare i lavoratori stessi al sindacato”. In questo quadro la Filcams Cgil si pone un obiettivo ambizioso: uscire dall’emergenza e dall’attività di tamponamento quotidiano delle crisi (che pure deve necessariamente continuare) e cominciare ad impostare una strategia di “ricostruzione”. “Dalla distruzione dobbiamo passare alla ricostruzione – ha detto nelle sue conclusioni Fabrizio Russo, segretario nazionale Filcams Cgil – ma la situazione attuale è davvero critica, con tre contratti nazionali su quattro non rinnovati (Federdistribuzione, distribuzione cooperativa e Confesercenti), gli integrativi che vengono sistematicamente disdettati e i grandi gruppi commerciali che presentano crisi senza precedenti, annunciando migliaia di licenziamenti”. Nonostante queste difficoltà, la Filcams dell’Umbria vuole porre con forza la questione alla nuova giunta regionale e alle associazioni datoriali, nella convinzione che senza un ripensamento dell’intero sistema, a partire anche dagli orientamenti al consumo e dagli stili di vita, non ci sia possibilità di fermare la “grande distruzione” in atto.

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