Liberati interviene sulla questione relativa alla ripercussione degli effetti del decreto “Sblocca Italia” sulla gestione dei rifiuti in Umbria. Con il placet della presidente Marini allo “Sblocca Italia” si va però in direzione opposta, aprendo a
fantomatici accordi interregionali di cui chiederemo presto conto in aula. Quella che si delinea – spiega -, è una situazione come e peggio di quanto accaduto finora. Infatti non si parla minimamente di ripubblicizzazione del
servizio, ma si offrono semplicemente nuove chances a soggetti privati che rappresentano non di rado la porta girevole della politica, con tutte le collusioni del caso”.
Secondo il capogruppo pentastellato, l’Umbria è frattanto “sempre più vaso di coccio tra vasi di ferro, senza una nomenclatura autorevole e in grado di farsi sentire dagli stessi vicini e, a maggior ragione, dal livello
nazionale. Catiuscia Marini – dice Liberati – ha così preferito per l’ennesima volta la via per lei più comoda, assecondando inceneritoristi e monnezzari vari, pur di non mettersi contro Matteo Renzi e interessi economici che hanno molto a che fare col partito degli affaristi”. Il consigliere Liberati sostiene poi che “le cooperative che volteggiano sul sistema rifiuti rappresentano il suggello dell’intreccio incestuoso tra
affari e politica in Umbria. Un sistema da spazzar via grazie all’irruzione della migliore, sana e più libera politica. Dovremo invece attendere ancora – aggiunge – altrui interdittive antimafia e procedimenti giudiziari
per iniziare a parlare, spesso sottovoce, del cancro che da tempo infesta le nostre comunità. Un male che mina non soltanto la sicurezza ambientale e sanitaria, ma anche la credibilità di un’intera classe dirigente, con un
altissimo prezzo da pagare per famiglie e imprese umbre, a dispetto di una differenziata ancora al palo. Se, infatti – conclude Liberati – l’Ati2 dal 2013 si attesta vicino o attorno al 60 per cento, come oggi ricorda il capogruppo PD, Chiacchieroni, è bene sapere che, in realtà, l’effettivo
riciclato a Perugia è persino inferiore al 40 per cento (fonte Arpa 2013). Il tutto a costi crescenti, a dispetto del presunto miglioramento della differenziata. Un servizio dunque scadente, come il resto del baraccone
umbro, al netto della propaganda”.
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