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Dopo la fine della loro relazione la perseguita per 2 anni, sfruttando la propria posizione sul lavoro

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

La polizia ha fermato l'uomo, titolare insieme all'ex di una florida azienda a Perugia, sottoponendolo alla misura cautelare del divieto di avvicinamento. Numerosi i precedenti alle spalle dello stalker.

 
Dopo la fine della loro relazione la perseguita per 2 anni, sfruttando la propria posizione sul lavoro
Perugia.  Un’ennesima storia di persecuzione e violenza, all’esito di una relazione amorosa conclusa tra un uomo ed una donna perugini, a seguito della quale, come già visto in altre analoghe circostanze, lui non accetta il distacco da lei e soprattutto non sopporta il fatto che nella vita di lei ci sia un altro lui, e per questo la perseguita, la insegue, la insulta, la molesta, minaccia di morte e ad ogni utile occasione la percuote, il tutto aggravato da una ulteriore scomoda circostanza: i due, nonostante la loro storia d’amore sia terminata ed in maniera così drammatica, sono gli unici soci di una florida azienda, nella quale lui ha la titolarità sociale maggiore, pertanto il cosiddetto “coltello dalla parte del manico”.

La relazione sentimentale tra i due dura addirittura 7 anni e, a causa della incompatibilità tra i loro caratteri, si conclude nel dicembre del 2011. Da quel momento in poi, per la donna, è l’inferno. Nonostante lei abbia avuto la determinazione di lasciare l’uomo che una volta aveva amato ma che non amava più, proprio in virtù della sua attività professionale che invece non può permettersi di lasciare, da quel momento in poi deve subire tutte le conseguenze della sua scelta.

Fin da subito il giovane imprenditore, preso dalla disperazione per essere stato abbandonato, manifesta il suo dissenso e, approfittando della sua posizione di preminenza nella società nella quale lavora anche la ex compagna, ma soprattutto giocando sulla possibilità di vederla comunque tutti i giorni in ufficio, la insulta continuamente, la minaccia di morte con tutti i mezzi, la maltratta anche per futili motivi legati all’attività quotidiana dell’azienda e, quando sono soli, la strattona, la spinge e la colpisce provocandole diverse lesioni; in alcuni casi, le lancia addosso dei mobili.

Le minacce e le violenze non sono limitate al posto di lavoro, ma l’uomo insegue la donna anche all’esterno, e dovunque sia possibile mette in atto la solita sceneggiata: la insulta, la minaccia, la prende a schiaffi. Succede dappertutto, anche dal commercialista o nel parcheggio di un supermercato dove, a seguito dell’ennesima richiesta di ricongiungersi sentimentalmente, la minaccia e le mette le mani al collo tentando di strangolarla: sarà l’intervento di un terzo a salvarle la vita. La situazione si fa più preoccupante quando la giovane donna intraprende una relazione con un altro ragazzo: anche in questo caso, l’ex compagno osserva i suoi spostamenti e monitora i suoi incontri con il nuovo fidanzato; in una circostanza, fuori da un noto negozio di calzature e pelletteria, i due vengono aggrediti ma riescono a darsi alla fuga in macchina.

L’uomo abbandonato, ovviamente, non si accontenta di seguire e perseguitare la donna sul lavoro ed all’esterno, ma usa anche il mezzo telefonico per terrorizzarla: la chiama con banali e pretestuosi motivi di lavoro, e puntualmente ogni comunicazione telefonica culmina in una marea di insulti e minacce, finalizzate in particolare a mettere fine alla nuova relazione della donna, altrimenti, qualcuno potrebbe addirittura “rischiare la vita”. La donna  è stanca di frequentare il pronto soccorso, dove in alcuni casi le è stata diagnosticata addirittura la “tumefazione della piramide nasale”, è stremata all’idea di ricevere schiaffi, calci e lanci di arredi d’ufficio addosso, non è più disposta a farsi vedere in pubblico con ematomi da tutte le parti, ma soprattutto di vivere reclusa in casa, con uno stato di terrore tale che è costretta a rivolgersi, inoltre, ad un gastroenterologo che la costringe ad una terapia antidolorifica per i continui dolori addominali dovuti proprio all’ansia accumulata.

Quando la donna si decide a procedere contro il suo incubo, si rivolge alla più vicina stazione dei carabinieri, dove presenta la prima querela. A questo punto, le molestie e le minacce del suo ex si fanno ancor più pesanti e preoccupanti: l’uomo le scrive e le dice spesso “…lo so che mi verranno a prendere e che mi porteranno a Capanne, ma ho qualcuno che sistemerà prima te e poi il tuo nuovo amico … vi faccio fuori entrambi …”.

All’esito di una delicata ed articolata attività di ricostruzione dei fatti e delle vicende della coppia, delegata dall’autorità giudiziaria alla squadra mobile della Questura, diretta dal Marco Chiacchiera, l’organo giudicante preliminare ha inteso emettere un provvedimento di applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa a carico dello “stalker” in narrativa: questo è uno strumento normativo con il quale l’indagato ha la possibilità di ragionare sugli errori commessi, ma è anche l’anticamera, in molti casi, del carcere, qualora le prescrizioni imposte dal giudice vengano disattese.

Dall’alba della giornata di ieri, lunedì 2 marzo 2015, gli uomini della “Sezione Reati contro la Persona” della Squadra Mobile, coordinati dal Piero Corona, si sono messi sulle tracce del persecutore, da tempo non più presente e reperibile al suo indirizzo di residenza.

Ulteriori accertamenti permettevano di localizzare l’uomo al quale, all’interno degli uffici della squadra mobile, è stato notificato il provvedimento emesso a suo carico, con l’avvertenza di non farsi più vedere dalla sua ex ed in particolare, sul posto di lavoro, addirittura di stare alla larga dal suo ufficio. In caso di inottemperanza, si apriranno per lui per porte di Capanne, a lui già ben note. Significativi, infatti, i trascorsi giudiziari dell’uomo, attivamente coinvolto, nel 2003, in un’articolata operazione di polizia giudiziaria di questa squadra mobile, sezione “Antidroga”, denominata “Hydra”, con la quale venne scardinato un sodalizio criminale italo-albanese dedito al traffico di sostanze stupefacenti, in particolare “cocaina” per lo sballo perugino.

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