Non penso siano strane coincidenze se il dossier dedica addirittura un capitolo a parte sulle opere trafugate nel nostro Paese. Numeri impressionanti: negli ultimi due anni, gli unici conteggiati, i furti sono stati 1.797. Gli obiettivi preferiti dai ladri sono le chiese e o luoghi di culto seguiti da istituti privati e infine i musei. Le regioni più colpite sono state il Lazio, l’Emilia Romagna e la Lombardia. Ma anche l’Umbria non è stata da meno: nella regione, in due anni, si sono registrati ben 58 furti di opere d’arte.
E non parliamo di candelabri o aspersori si tratta di opere di grande valore, infatti, secondo i dati forniti dal Comando patrimonio culturale dei carabinieri, le sole opere recuperate e sequestrate hanno un valore di 157 milioni di euro.
C’è qualcosa che non va. In effetti leggendo il dossier ci si imbatte in affermazioni come “da gennaio ad agosto 2013 – si legge – quasi 24 milioni e mezzo di persone hanno visitato le strutture statali italiane, segnando un aumento degli ingressi pari allo 0,15% e procurando un incasso di circa 76 milioni di euro, l’8,1% in più rispetto al passato”. Mica male. Peccato però che se ci confrontiamo con le altre nazioni il quadro peggiora e l’Italia esce malconcia infatti “ancora oggi – c’è scritto nel dossier – il sistema dei beni culturali italiani arranchi nel confronto con le altre nazioni dove, per merito forse della differente politica perseguita, le strutture museali e dei beni culturali in genere, siano caratterizzati da un flusso turistico più significativo”.
A riprova di quanto scritto nel dossier i dati parlano chiaro: secondo la classifica del Global Attractions Attendance Report (GAAR) sui 20 musei più visitati al mondo nel 2012, i siti italiani sono del tutto assenti.
E ancora. Il Colosseo è stato il più visitato in Italia con 5,2 milioni di persone; il Louvre, primo nella classifica del GAAR, ha registrato quasi il doppio delle entrate (9,8 milioni). Ed ecco il risultato: contro i 76 milioni di euro di incasso delle strutture italiane, nelle sole casse del Louvre sono entrati ben 58 milioni. Il paradosso italiano.
Evidentemente qualcosa non torna. E se i Beni culturali sono il biglietto da visita di una nazione. E se è attraverso la cultura che si misura la civiltà di un popolo. E se l’Italia è da sempre conosciuta come la culla del sapere. Di certo non facciamo una bella figura se qualcuno si fermasse a leggere il dossier. Sempre prima che venga trafugato.
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