L’analisi della proposta – La prima cosa che si nota è che il dibattito è unidirezionale, anche perché i sostenitori delle tesi per dir così più tradizionali hanno scelto di non partecipare (piccolo episodio sintomatico: quando davanti alla sala passa il consigliere Ricci una battuta -“Lo invitiamo a entrare?”- scatena l’ironia dei presenti). Comunque sia, l’analisi parte proprio dalla proposta di legge Pd, che costituisce una rivisitazione di un’altra pdl presentata da Manlio Mariotti (sempre Pd) nella scorsa legislatura, non andata a buon fine. Tutti concordi nell’affermare che è una buona proposta, sotto l’aspetto giuridico innanzitutto (resterebbe infatti ben attenta a non travalicare le prerogative della Regione, cosa che è costata una censura di incostituzionalità ad un’analoga legge promulgata nella vicina Toscana) ma anche sotto quello delle soluzioni auspicate: molte azioni positive volte a ridurre in concreto le discriminazioni legate all’orientamento sessuale e un ruolo particolarmente forte riservato all’educazione alla cultura della tolleranza e dell’apertura mentale, indirizzata a tutti ma in particolare ai più piccoli. Leonelli, nel commentare la proposta, dichiara: “È stato il primo atto presentato dal Pd nella nuova legislatura, segno che il partito ritiene il tema dei diritti civili un’assoluta priorità per la nostra regione”.
La critica agli avversari – Non poteva mancare una serie di stoccate rivolte agli avversari politici, a cominciare dal sindaco Andrea Romizi reo, come detto sopra, di non aver consentito la trascrizione di un’unione gay: “Non è stato coraggioso – afferma Albi – ha detto che la trascrizione sarebbe stato un atto politico, ma è proprio quello che ci aspettavamo! Avevo salutato con favore la sua elezione ma questo come altri atti (la mancata partecipazione al Perugia Pride Village) segnalano l’assoluto disinteresse dell’attuale giunta verso tali questioni e la legittimazione delle spinte più intolleranti della società”. Particolarmente duro il j’accuse di Mauri, che paragona la situazione degli Lgbt in Italia a quella dei neri in Sudafrica durante l’apartheid e l’appigliarsi delle opposizioni all’esistenza di una “fantomatica teoria gender, che diffonderebbe idee orribili” alla scena di Colin Powell che sventola un sacchetto di (supposto) antrace di fronte al Consiglio di Sicurezza dell’Onu per giustificare l’intervento militare americano in Iraq.
Gli spunti di riflessione – Ma sono tanti altri gli spunti che vengono fuori dalla discussione, dalla rinascita dei razzismi tradizionali tornata recentemente alla ribalta al problema dell’integrazione e dell’accoglienza (proprio ieri avveniva la “Marcia delle donne e degli uomini scalzi”), cui si lega a doppio filo quello del rapporto spesso conflittuale tra diverse concezioni della persona e dei diritti che si evidenzia in particolar modo in un periodo come questo di forti flussi migratori. Significativa poi l’analisi di alcuni dati raccolti dall’Istat relativi a come vengono viste le persone di orientamento non eterosessuale nella società italiana odierna. Tali dati si prestano infatti a una doppia lettura: se da un lato la stragrande maggioranza (75-80%) degli intervistati dichiara, ad esempio, di non avere nulla contro gli omosessuali e di non considerare l’omosessualità una malattia, segno di un cambiamento culturale che comunque c’è stato, significative minoranze (con punte del 40%) dichiarano, sempre ad esempio, che non vorrebbero un insegnante gay per i propri figli o che non voterebbero mai per un politico dichiaratamente gay. Ciò ha fatto dire a Leonelli che esiste una sindrome “Not In My Garden” (in realtà “Not In My Back Yard”, ndr) relativamente a questi fenomeni. Tali segnali ci mostrano quindi come probabilmente ci sia ancora molto da fare per riuscire a garantire in pieno le libertà e i diritti di tutti e di ciascuno.
Tag dell'articolo: diritti, discriminazione sessuale, legge, Radicali, tolleranza, unioni gay.
Perugia Online Scomoda, Libera, Indipendente.
