Il metodo – Il metodo utilizzato nello studio è quello di una tecnica di inferenza ecologica più avanzata di quella utilizzata da altri istituti di ricerca italiani. Si tratta di una metodologia statistica sofisticata che ha lavorato su un campione di sei comuni umbri rappresentanti il 48 percento degli elettori. Si tratta di Città di Castello, Perugia, Foligno, Spoleto, Terni e Orvieto.
Il confronto e i dati – Lo studio analizza il risultato delle elezioni regionali confrontandolo prima con quello delle Europee 2014, poi con le Regionali 2010. Quanto al primo raffronto si notano cambiamenti nei rapporti di forza tra i principali schieramenti. Il vantaggio si riduce di 118mila voti, restando sui 18mila. Una diminuzione dovuta all’astensionismo, i voti del M5S in uscita dal centrosinistra e in entrata nel centrodestra e i flussi diretti tra schieramenti, con il centrosinistra che ha perso 27mila voti e il centrodestra che li ha guadagnati. Il partito di maggioranza relativa lascia sul campo poi diversi voti a favore del non voto, della Lega Nord e del M5S. Dal Pd del voto europeo tornano al centrodestra, nello specifico alle liste civiche, molti elettori che avevano scelto i Democratici sulla scia di novità politiche nazionali. Il Pd perde voti anche confrontando due elezioni omogenee come le regionali. In questo caso cede voti in favore di Grillo e Lega. L’allora raggruppamento Pdl – Lega, oggi Fi – Lega, mantiene 85mila dei 150mila elettori raccolti nel 2010. Gli altri si rifugiano nel non voto e nel M5S. Notevole il flusso da Forza Italia alla Lega, quantificato con il 20 percento. Un dato che si amplifica nei territori dove il clima nazionale si univa ad una precedente penetrazione leghista nel territorio, con la presenza di rappresentanti nelle istituzioni.
Per quanto riguarda il M5S, l’attuale elettorato, secondo lo studio, è prevalentemente di centrosinistra, con un rapporto di quasi 5 a 1. Rispetto alle Europee, il M5S invece ha perso voti verso la Lega Nord.
Astensionismo – Rispetto alle Regionali 2015 l’astensionismo è cresciuto di 68mila unità. Un dato rilevante che lo studio motiva con una disaffezione politica, la modalità di voto in un unico giorno e la scelta della data delle elezioni, in mezzo ad un lungo ponte di inizio estate. Bracalente e Carnieri hanno ribadito poi una gerarchizzazione delle tornate elettorali. Per le politiche e le europee sono molti di più gli elettori che si recano a votare rispetto alle amministrative.
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