lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Federcaccia Umbria pensa ad una class action contro il governo per la chiusura anticipata della stagione a tre specie

Redazione Perugia Online

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Perugia Online nasce nel gennaio 2014. Racconta fatti e notizie inerenti la vita del capoluogo e del suo territorio, cercando di orientare il lettore da una prospettiva "dietro" la notizia, per trovare un senso a ci? che a volte, senso, sembra non averlo.

La richiesta alla Federcaccia nazionale e alle associazioni venatorie consorelle. "Deploriamo questo comportamento illecito del governo"

 
Federcaccia Umbria pensa ad una class action contro il governo per la chiusura anticipata della stagione a tre specie

Perugia – La Federcaccia dell’Umbria difende il calendario di caccia della Regione. “Non è bastata la nota della Regione, con la quale l’esecutivo regionale ha ribadito la legittimità del calendario venatorio per le specie Beccaccia, Cesena e Tordo Bottaccio, la cui chiusura era prevista per il prossimo 31 gennaio. Non sono bastati gli investimenti, voluti e sostenuti dalla Federazione Italiana della Caccia e anche da Federcaccia Umbra, in accordo con le istituzioni locali, per la ricerca e lo studio delle abitudini migratorie e svernanti di detti selvatici, che hanno coinvolto anche l’Isola Polvese, Monte Peglia e l’Oasi di Colfiorito, consentendo di raccogliere una miriade di dati a supporto di quanto già, peraltro, previsto dalla legge italiana in materia di caccia.

La chiusura – “No, tutto ciò non è bastato ad evitare che il Ministro dell’Ambiente Galletti, espressione diretta del Governo Renzi, decidesse di togliersi un piccolo sfizio ideologico anticaccia. E così, in maniera del tutto anticostituzionale – dicono – la stagione venatoria alle tre specie migratorie – di estremo interesse per i cacciatori italiani soprattutto durante il periodo invernale – è stata chiusa di imperio dallo stesso Ministro, con una decina di giorni di anticipo rispetto al calendario venatorio regionale. Galletti si è deliberatamente sostituito alla Regione Umbria, in forza del comma 4 dell’articolo 8 della Legge 131/03, senza addurre alcuna motivazione plausibile. E così un calendario venatorio che non era stato impugnato neanche dalle associazioni più estremiste dell’animalismo italiano è stato “segato” da chi ha il compito di far eseguire le leggi, creando peraltro un precedente pericolosissimo per il futuro della caccia in Italia”.

Il dubbio – La Federazione si chiede se il ministro Galletti, con il “codazzo aninalista che ne tesse le lodi, chiudendo la caccia una settimana prima a tre specie di fauna selvatica, pensano di lavarsi la coscienza di fronte ai quotidiani, impuniti scempi ambientali e paesaggistici che subiamo in questo Paese, al fenomeno dell’abusivismo edilizio, dei Piani regolatori generali barattati con il consenso elettorale delle lobby dei costruttori e via di seguito. Certo, è molto più facile chiudere la caccia in anticipo, cambiando le regole a stagione venatoria in corso, quando centinaia di migliaia di appassionati di tutta Italia hanno già pagato le tasse di concessione, piuttosto che affrontare i reali problemi ambientali e faunistici di questo Pese.

La prevaricazione – L’atto, per l’associazione, prevaricherebbe in maniera del tutto antidemocratica, i dettami della Costituzione Italiana “che specifica le competenze delle Regioni, ma costituisce una vera e propria truffa di Stato ai danni dei contribuenti-cacciatori, che anche quest’anno hanno pagato circa 500 euro a persona sulla base di un calendario venatorio approvato – come previsto dalla Legge Nazionale – entro lo scorso giugno in vista dell’apertura del settembre successivo, salvo poi vedersi cambiare le regole a gennaio. Ebbene, Federcaccia Umbra, le sue sezioni provinciali e Federcaccia Nazionale deplorano senza mezzi termini tale comportamento moralmente illecito da parte del Governo Italiano e del suo Ministro dell’Ambiente. Non solo. Federcaccia Umbra chiede ufficialmente, tanto a Federcaccia Nazionale quanto alle consorelle associazioni venatorie, di dare il via ad una class-action che chieda al Governo il risarcimento economico per le giornate di caccia sottratte a 700mila cacciatori italiani, che hanno pagato le concessioni anche per l’ultima decade di gennaio salvo poi vedersela scippare – per il momento – impunemente”.

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