Perugia. Chiunque passi in questi giorni all’interno della Rocca Paolina finalmente potrà vedere che, come proposto a più riprese da esperti d’arte e associazioni culturali, si è dato l’avvio al restauro conservativo del Grande Nero di Burri. Già lo scorso anno ho sollecitato, attraverso l’approvazione unanime di una mozione dedicata alla figura di Burri ed al restauro del Grande Nero, la delimitazione dello spazio limitrofo all’opera d’arte troppo spesso ostaggio di bancarelle e prigioniera di poster pubblicitari appesi con lo scotch, chiedendo inoltre la sistemazione del motore interno, l’adeguamento dell’illuminazione e la predisposizione di una cartellonistica con segnali e targhe che fosse chiara e permanente. Un grosso plauso va ai privati che hanno finanziato l’intervento e dato avvio al restauro dell’opera. Era diventato, infatti, urgente evitare un ulteriore deterioramento della scultura definita da Rosalba Zuccaro (docente di storia dell’arte dell’Università di Roma e relatrice della biografia di Burri per l’Enciclopedia Italiana) “cinetica, dalla mole imponente: misteriosa e controversa, come gran parte della produzione dell’artista.” Auspico che i lavori vengano eseguiti in tempi celeri al fine di garantire ai molti fruitori della Rocca Paolina, turisti e cittadini, la possibilità di vedere “i larghi orizzonti, i nuclei verticali, le ampie curve e gli alvei oscuri” dell’opera nello splendore originale all’interno del superbo contesto della Rocca Paolina, in un connubio tra architettura militare rinascimentale e arte moderna che il grande artista umbro apprezzava molto.
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