Così il Procuratore capo di Larino Ludovico Vaccaro a proposito dell’Operazione ‘Intramoenia 3′ messa a segno dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazione di Campobasso al San Timoteo di Termoli e che ha portato all’arresto con confino in casa del ginecologo dell’ospedale termolese Saverio Flocco e dell’iscrizione sul registro degli indagati di un secondo ginecologo in servizio nel reparto e di tre esponenti di una ditta farmaceutica di Perugia. Questi ultimi avrebbero incaricato il medico arrestato di effettuare degli studi che il sanitario ha svolto sui degenti a loro insaputa in cambio della promessa di un viaggio che non e’ stato pero’ effettuato. Le accuse contestate sono la truffa, il peculato, l’abuso d’ufficio e la corruzione.
Le visite private condotte durante l’attivita’ ospedaliera venivano pagate 80 euro ciascuna e si tenevano per tre giorni la settimana, il pomeriggio. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Luca Venturi, si sono avvalse anche di telecamere montate all’interno della stanza ospedaliera dove venivano effettuate le visite e di intercettazioni telefoniche durate circa un anno. I militari, analizzando le registrazioni video, hanno potuto rilevare 141 visite private pagate dalle pazienti al medico durante l’orario di lavoro e solo 23 condotte sulla base delle prenotazioni effettuate al pass-cup. Effettuava visite private in ospedale anche durante il periodo in cui era in malattia, entrando al San Timoteo di Termoli senza timbrare il cartellino ed utilizzando le chiavi di cui era in possesso. Sono questi i dettagli dell’indagine sul medico arrestato ieri nella citta’ adriatica dai carabinieri del Nas, dettagli resi noti stamattina durante una conferenza stampa dal procuratore capo di Larino Ludovico convocato per illustrare l’Operazione “Intramoenia 3″.
Oltre al ginecologo arrestato, Saverio Flocco, ci sono anche altre quattro persone indagate, un altro ginecologo del San Timoteo e tre rappresentanti di una ditta del settore sanitario di Perugia. Il blitz scaturisce da un anno di indagini avviate dai Carabinieri dopo la denuncia di una donna che, durante la propria gravidanza, si era rivolta alla struttura pubblica senza ricevere la dovuta assistenza. L’attività investigativa ha permesso di accertare che il dirigente medico con la complicità di un collega, sistematicamente, anche in periodi di assenza dal lavoro per malattia, utilizzava la struttura pubblica per svolgere la propria attivita’ privata.
Le prove raccolte dai militari hanno permesso di scoprire che “i sanitari avevano creato un canale alternativo al servizio sanitario pubblico, servendosi della struttura ospedaliera e delle apparecchiature pubbliche per fini privati, con conseguente illecito arricchimento in quanto inducevano le pazienti, in stato di gravidanza, a rivolgersi a loro per ricevere la dovuta assistenza sanitaria previo pagamento della prestazione”. Il medico arrestato, inoltre, con il concorso dei responsabili della ditta farmaceutica di Perugia, in assenza di autorizzazione da parte dell’azienda sanitaria, aveva anche falsificato una sperimentazione su ignari pazienti ricoverati nel reparto ospedaliero, per certificare la validita’ di un farmaco commercializzato dalla ditta compiacente. In cambio aveva ottenuto la promessa di un viaggio.
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