“Con la legge del 30 marzo 2004 – spiega Vanni Ruggeri – la Repubblica italiana riconosce il 10 febbraio quale ‘giorno del ricordo’, al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Proprio su quest’ultimo aspetto, quello di un pezzo d’Italia che la firma del trattato di pace del ’47 assegnava alla Jugoslavia di Tito, si è ritenuto opportuno incardinare un percorso di riflessione storica, di testimonianza e di memoria su una pagina per troppo tempo colpevolmente rimossa o opportunisticamente trascurata. Rievocare le drammatiche immagini di forzato esilio cui furono costretti gli italiani di Pola, di Trieste, di Fiume e dell’intera Dalmazia, tragico esito della sistematica persecuzione politica e culturale, costituisce cifra qualificante di un’identità nazionale condivisa, e continua a chiamare in causa la nostra capacità di non distogliere lo sguardo dai troppi abissi della ragione che hanno avvolto il Secolo breve”.
L’incontro di domenica 14 è organizzato con il patrocinio dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (ISUC) e della Società di studi fiumani di Roma.
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