lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Grifo d’oro a Marco Bellocchio per “Sangue del mio sangue”

Oggi la premiazione al Perugia Love Film Festival di uno dei più grandi registi italiani.

 
Grifo d’oro a Marco Bellocchio per “Sangue del mio sangue”
Perugia. A palazzo dei Priori nel pomeriggio di oggi si è svolta la proiezione di “Sangue del mio sangue” con la successiva premiazione del regista, Marco Bellocchio. “Sangue del mio sangue” è un ritorno alle origini, perché dopo più di trent’anni da “I pugni in tasca”, Bellocchio sceglie ancora Bobbio, suo paese natale, già ampiamente utilizzato nelle più recenti pellicole, come scenario per il suo film.

Due vicende intrecciate e collegate solamente da luoghi e rapporti dinastici. Episodi lontani nel tempo che vedono all’ azione due protagonisti, un antenato e il discendente, collegati dallo stesso nome. Il primo è un uomo integerrimo che si trova dovere scegliere tra l’amore per una donna e l’amore per la famiglia. Due relazioni diversamente sanguigne dove, solo con una condivide il sangue.

Il secondo è, invece, un truffatore, un uomo senza alcuna remora morale, che sarebbe disposto a vendere tutto, anche la sorella per arricchirsi. La cornice sono le carceri di Bobbio, luogo del mistero, che sembra non essere mai cambiato nel tempo. “Bobbio”, spiega Bellocchio, “è stato un luogo che a lungo tempo si è cercato di preservare, prima dalla forte componente ecclesiastica e successivamente dalla Democrazia Cristiana: un posto povero in cui le persone avevano bisogno di vivere in una piccola comunità. Oggi, però non è più così”.

Ciò che al regista sembra necessario sottolineare è proprio l’attaccamento alle radici che i personaggi, evidente soprattutto nel secondo episodio, non vogliono abbandonare ma che, piuttosto, perseguono silenziosamente nell’ ombra. Nel personaggio vampiresco del conte, un uomo che si è allontanato dalla luce della pubblica e ha trovato rifugio proprio nelle carceri, è possibile riscontrarvi la figura del politico di una volta, ancorato alle tradizioni e che si ostina a preservare, pensando di fare cosa giusta, la sua comunità dall’influenza esterna.

Una denuncia non più aggressiva, come nelle prime pellicole, ma malinconica, più una constatazione compassionevole della vecchia borghesia democristiana. A circondare i protagonisti vi sono una serie di situazioni che ricordano alcuni tra i primi film del regista: emblematica è l’affinità tra “Sangue del mio sangue” e “Buongiorno notte”. A fine proiezione è stato dato spazio al dibattito con il regista che ha risposto alle domande del pubblico e successivamente la consegna del Grifo d’oro da parte del direttore del Perugia Love Film Festival.

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