La sentenza – «Come recentemente ribadito in giurisprudenza – si legge nelle Sentenza – nel giudizio elettorale si possono contestare i risultati delle operazioni elettorali solo nel rispetto dei termini perentori previsti dalla legge, avendo il legislatore, anche al fine di contemperare gli interessi in conflitto, inteso dare rilievo al principio di certezza dei rapporti di diritto pubblico; decorso inutilmente il termine di decadenza di trenta giorni, i risultati elettorali diventano inattaccabili (così Cons. Stato, Sez. V, 17 febbraio 2014, n. 755)».
Il Sindaco – «La tanto attesa sentenza del Tar – sottolinea il sindaco Massimiliano Presciutti- per annullare sostanzialmente le ultime elezioni, è arrivata questa mattina e come era ampiamente prevedibile il ricorso è stato dichiarato irricevibile. Sulla questione si è voluto alzare un polverone inutile e dannoso, con accuse ed epiteti non certo simpatici nei confronti miei, dell’attuale Giunta, e dell’ex Assessore Ermanno Rosi, al quale ribadisco la mia solidarietà umana e politica. Tutti sapevano che le cose sarebbero andate così ed il verdetto pronunciato dal Tar Umbria era l’unico possibile. Questi personaggi, che hanno per forza di cose voluto andare avanti per vie legali, non accettando la sconfitta, hanno provocato alla città un danno sia di immagine che economico. Va detto, infatti, che il Comune dovrà pagare inutilmente 2.500 € di spese legali per niente. Stiamo valutando seriamente la possibilità di chiedere ufficialmente il risarcimento dei danni che la città ha subito a causa di questa vicenda vergognosa ed inaccettabile. Gualdo Tadino ed i cittadini sono stati umiliati su una discussione inutile. Chi diceva che il risultato elettorale non fosse valido, adesso dovrebbe chiudere scusa a tutti e vergognarsi per il danno arrecato alla città. Ora che la sentenza è stata emessa, mi auguro solo che da oggi in poi questi soggetti che sono all’opposizione non abbiamo più atteggiamenti dettati esclusivamente dall’odio e dal rancore personale. Nella vita bisogna saper accettare le sconfitte, soprattutto quando a sancirle è il popolo sovrano».
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