lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

I giovani umbri e il mondo del lavoro

L'incidenza della crisi sull'occupazione giovanile nella nostra regione. "Tengono" i diplomati, tempi duri sia per i laureati sia per chi possiede un basso livello d'istruzione

 
I giovani umbri e il mondo del lavoro
Regione Umbria. E’ ormai noto e stranoto che l’Europa e l’Italia stanno attraversando la crisi economica più grave dal dopoguerra ad oggi. Uno dei prezzi più alti di questa crisi è stato pagato dalle giovani generazioni italiane, tanto che si potrebbe parlare di un vero e proprio furto di futuro, visto l’imperante lavoro precario e il tardivo inserimento nel mondo del lavoro, che tra l’altro non permettono di lasciare il caro nido domestico per crearsene uno proprio, con tutte le implicazioni sociali che ne derivano.

Ma qual è la situazione dei giovani in Umbria rispetto al mondo del lavoro? In un’Umbria che, a parte la recessione degli ultimi anni, è stata più o meno abituata a vivere nel benessere, è vero che i giovani tirano avanti contando prevalentemente sull’appoggio dei genitori o addirittura dei nonni?

Analizzando i dati più recenti della rilevazione continua delle forze di lavoro dell’Istat (curata dall’Osservatorio del mercato del lavoro del Servizio Politiche del lavoro della Regione Umbria), è emerso che nella verde Umbria nel 2012 circa metà dei giovani risultavano “non occupati”, ovvero impegnati in attività di studio, alla ricerca di lavoro o comunque non attivi per un motivo qualsiasi. Si parla di un dato che resta comunque migliore rispetto a tutto il Mezzogiorno e anche di alcune regioni del Centro‐Nord, ma che, ad ogni modo, ha subito un sensibile aumento nel periodo della crisi.

Basti pensare, infatti, che i giovani non occupati in Umbria passano dai circa 81 mila del 2008 ai 96 mila del 2012. In più, si consideri che il fenomeno varia a seconda del livello di istruzione: per i giovani con bassa istruzione e per i laureati, si registrano infatti gli aumenti di “non occupazione” più marcati d’Italia.
E a sorpresa… i meno colpiti dalla crisi occupazionale in Umbria sono i giovani diplomati, a conferma del fatto che le aziende, già gravate da mille problemi, prediligono capacità pratiche al tanto decantato pezzo di carta.

Come se non bastasse, anche chi un lavoro ce l’ha non dorme comunque sonni tranquilli. Difatti, la precarietà tra i giovani rappresenta una piaga per l’Umbria, che continua purtroppo a mantenere un primato nazionale a livello di incidenza sul totale dell’occupazione, collocandosi al 32,6% rispetto al 25,8% nazionale e al 27,6% del Centro Italia. Da questo punto di vista, tuttavia, non vi è stato un forte peggioramento rispetto al 2008, essendosi il peso della crisi scaricato prevalentemente sull’aumento della disoccupazione giovanile più che sulla precarizzazione dei rapporti di lavoro.

Appare urgente, allora, operare un’inversione di rotta, intervenendo con azioni mirate a sostegno di tutti quei soggetti che non riescono ad inserirsi nel mercato del lavoro, o che perdono l’impiego.
Quel che è certo, ad oggi, è il fatto che le politiche attive per il lavoro non sono state sufficienti ad affrontare la questione giovanile.

Tenendo conto della limitatezza delle risorse a disposizione, sembra ineludibile innanzitutto una riflessione generale a livello di Paese, e a livello regionale per elaborare profonde riforme economiche e sociali.
Così come, da parte loro, le ultime generazioni non devono demordere e non devono lasciarsi sopraffare da un sistema che oggi tende ad ostacolare la realizzazione personale e professionale.

Perché se si crede e se non si molla la presa, nulla è impossibile. Neanche trovare lavoro e mantenerlo, che tra parentesi, stando all’articolo 1 della Costituzione, è diritto ineludibile di ogni cittadino, su cui si fonda la stessa Repubblica Italiana.

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