lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Ijf15, fare giornalismo nell’era digitale? Si può

A parlarne è Aron Pilhofer, direttore esecutivo del Guardian in versione digitale. La sua esperienza vincente raccontata al Festival del giornalismo

 
Ijf15, fare giornalismo nell’era digitale? Si può
Perugia.  “Il modo in cui le persone si informano e i luoghi dove lo fanno sono cambiati, questa è una realtà, un dato di fatto. Non possiamo semplicemente aspettare che passi, perché non passerà. Dobbiamo affrontarla”. A dirlo è Aron Pilhofer, direttore esecutivo del Guardian in versione digitale.

The Guardian – L’esperienza del Guardian è emblematica. Una testata che ha più di duecento anni e che vive prevalentemente nel mondo digitale: a fronte delle “sole” 200mila copie vendute in edicola (un decimo del Sun e metà del Times), vanta tre edizioni digitali e 120 milioni di visitatori unici mensili. Negli ultimi anni il fatturato del giornale è cresciuto, un terzo grazie al digitale, eppure è ancora in perdita. “Contiamo più di quanto pesiamo economicamente. La sfida è quella di rendere questo modello sostenibile. Quindi la domanda da porci ogni giorno è: cosa possiamo fare in più con questa notizia?” sottolinea Pilhofer.

Il team – Uno dei segreti è la formazione di team, come quello che Pilhofer ha avviato al Guardian da gennaio. “Non più giornalisti, grafici, fotografi che lavorano staccati – spiega -. Ma team multidisciplinari che lavorano insieme, che supportano, arricchiscono, sviluppano al massimo la notizia giornalistica. Dobbiamo usare tutti i colori della palette che abbiamo a disposizione per fare buon giornalismo. Il nostro è un ‘team sport’, una squadra sportiva, in cui tutti lavorano per il medesimo obiettivo pur con ruoli differenti”.

I lettori – “Il giornalismo – continua Pilhofer – dovrebbe essere una conversazione. L’approccio tradizionale in cui si era la voce di Dio non funziona più, i lettori vogliono rispondere, commentare, esserci. Noi non dobbiamo avere paura di questo cambiamento, bensì dobbiamo sfruttarlo creando delle piattaforme di interazione, non chiudere ai commenti e alla condivisione, ma spalancare le porte”. “Questo ci porta anche ad un’ulteriore riflessione – ha sottolineato -: cosa leggono i nostri lettori? Per quanto? Dobbiamo conoscere i nostri utenti con analisi, statistiche, capire cosa funziona. Non lavorare a caso, ma in modo mirato con strategie precise. Solo così questo modello diventerà sostenibile”.

La carta stampata è morta? – “La secolare cultura del giornalismo – conclude Pilhofer – è un punto di forza, ma i tempi impongono cambiamenti. Va, quindi, applicata in un nuovo contesto, seguire quello che le persone vogliono. Il cosa resta, è il come che cambia. In che modo? L’unico requisito indispensabile è avere una mentalità aperta, perchè la multimedialità ci aiuta a raccontare le storie meglio e in modo più efficace, pur preservando i valori del giornalismo professionale. Non c’è battaglia, nè opposizione tra carta stampata e digitale, deve esserci un coordinamento”.

 

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