lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

Ijf15, Ucraina: fare informazione nella terra d’Europa bruciata dalla guerra

Il conflitto visto dai media indipendenti russi, con le testimonianze di Marina Akhmedova (Russky Reporter), Pavel Kanygin (Novaya Gazeta), Timur Olevsky (TV RAIN) e Mumin Shakirov (Radio Svoboda)

 
Ijf15, Ucraina: fare informazione nella terra d’Europa bruciata dalla guerra
Perugia. La situazione in Ucraina è particolarmente intricata e minacciosa per l’equilibrio globale. Provare a capirci qualcosa non è semplice. Al Festival del giornalismo di Perugia si è provato a farlo nel corso di un dibattito con persone che in quei luoghi sono state fino a poco tempo fa, dal titolo “La guerra in Ucraina vista dai media indipendenti russi”. Presenti quattro giornalisti russi: Marina Akhmedova (Russky Reporter), Pavel Kanygin (Novaya Gazeta), Timur Olevsky (TV RAIN) e Mumin Shakirov (Radio Svoboda), con Marcello Greco del TG3 a fare da moderatore. I quattro hanno raccontato le loro esperienze, a tratti drammatiche, nel mezzo del conflitto armato.

Le esperienze sul campo – Olevsky, che è stato arrestato e poi rilasciato (con tanto di scuse formali) a Mariupol quando la città era ancora sotto il controllo ucraino, parla di taxi utilizzati come spie e mucchi di cadaveri di militari insepolti lungo la strada e attribuisce alla Federazione Russa la responsabilità morale di aver causato e di voler proseguire il conflitto. Kanygin è quello che ha corso i pericoli maggiori, in una Sloviansk appena conquistata dai filorussi: dopo aver rischiato il linciaggio da parte di una folla inferocita che gli imputava servizi “contrari allo spirito patriottico” e di essere una spia della CIA, è stato arrestato e subito rilasciato; in seguito è riuscito a intervistare il generale Darkovskij, uno dei capi dei combattenti della Nuova Russia. Ma l’ottimismo che avevano suscitato in lui le prime immagini di Maidan è totalmente scemato, anche alla luce della discussione in atto presso il Parlamento ucraino di rendere fuorilegge il Partito Comunista. La Akhmedova ha anche lei subito un arresto, da parte degli ultranazionalisti ucraini di Pravij Sektor, a Donetsk; ha parlato della situazione di estrema povertà del Donbass e del gran numero di vittime civili; ha poi riferito di un commovente dialogo che ha avuto con una donna ucraina su Facebook dopo aver postato la foto raffigurante un soldato ferito che si è rivelato essere il marito di lei, dato per morto.
La Crimea – Shakirov è il più fortunato dei quattro, essendo stato inviato in Crimea, regione subito occupata dai Russi e in cui perciò un conflitto non c’è mai stato, ma non per questo priva di problemi: il crollo del rublo negli ultimi mesi ha provocato seri problemi legati all’inflazione; il Governo di Mosca ha provveduto, oltre a sostituire completamente l’establishment della regione, a fornire tutti gli abitanti del passaporto russo, ma c’è anche chi (soprattutto Ucraini e Tatari) lo ha rifiutato ed è stato perciò costretto a richiedere, tra grandi difficoltà, un permesso di soggiorno.
La propaganda – Dopo la visione di alcuni filmati girati sui luoghi del conflitto e alcune considerazioni interessanti scambiate tra i quattro (il miraggio proposto alle fasce inferiori della popolazione di uno stile di vita “alla Putin”, il vagheggiamento di un ritorno di una grande Unione Sovietica, visto come “una patologia”), il moderatore ha proposto una riflessione sul ruolo della propaganda: se ne è evinto che, come da molti dei nostri mass media è facile intuire una posizione filo atlantista e quindi a favore dell’esercito ucraino, in Russia la vulgata ufficiale parla di guerra di liberazione nazionale da parte delle autoproclamatesi repubbliche, desiderose di riunirsi alla madrepatria russa. Molto interessante (anche se potrebbe apparire un dettaglio secondario) la discussione riguardo a come chiamare gli insorti nel Donbass: ribelli o separatisti? È risaputo, d’altronde, che la propaganda attribuisce un ruolo centrale alle emozioni suscitate dalle parole stesse.
Il futuro del conflitto – In conclusione gli ospiti, che pure hanno espresso nel corso del dibattito posizioni diverse, discutendo a tratti anche animatamente su diverse questioni, si sono detti concordi su un punto cruciale: questa è una guerra in cui, date anche le molteplici intromissioni da parte di soggetti esterni, non è assolutamente semplice prevedere sviluppi futuri, motivo in più per il quale sarebbe auspicabile una soluzione su base negoziale, necessaria a placare l’escalation di violenza e odio reciproci che sta diventando giorno dopo giorno sempre più preoccupante.

Tag dell'articolo: .

COMMENTI ALL'ARTICOLO

DISCLAIMER - La redazione di Perugia Online non effettua alcuna censura dei commenti, i quali sono sottoposti ad approvazione preventiva solo per evitare ingiurie, diffamazioni e qualsiasi altro messaggio che violi le leggi vigenti. Siete pregati di non inserire commenti anonimi e di non ripetere più volte lo stesso commento in attesa di moderazione. Ogni commento rappresenta il personale punto di vista del rispettivo autore, il quale è responsabile civilmente e penalmente del suo contenuto. Perugia Online si riserva il diritto di modificare o non pubblicare qualsivoglia commento che manifesti toni, espressioni volgari, o l'esplicita intenzione di offendere e/o diffamare l'autore dell'articolo o terzi. I commenti scritti su Perugia Online vengono registrati e mantenuti per un periodo indeterminato, comprensivi dei dettagli dell'utente che ha scritto (IP, E-Mail, etc.). In caso di indagini giudiziarie, la proprietà di Perugia Online non potrà esimersi dal fornire i dettagli del caso all'autorità competente che ne faccia richiesta.
Scroll To Top