Un dialogo, che abbiamo voluto ‘reiterare’ ed estendere all’interlocutore che, più di tutti, avrebbe potuto tirare con i lettori di Perugia Online ‘le somme’ di questa edizione classe 2017: il coordinatore della Mostra del Libro Antico, Giancarlo Mezzetti, ex-funzionario perugino di una multinazionale, addetto al coordinamento commerciale, con la passione per la bibliofilia ed il collezionismo. Una passione e un impegno, questi, che gli sono valsi la nomina a consigliere della Società Bibliografica Toscana e, dal 2004, il coordinamento della Mostra del Libro Antico di Città di Castello, esposizione che, dal 2001, con la prima edizione, è derivata da un’intuizione dell’attuale sindaco del Comune tifernate, Luciano Bacchetta, volta a raccordare, da un punto di vista insieme culturale ed economico-sociale, le varie attività sviluppate nell’Alto Tevere Umbro nel settore della grafica e della carto-tecnica.
Per prima cosa, come è nata la sua passione per la bibliofilia ed il collezionismo?
«Innanzitutto, per il gusto estetico per i bei libri. Alla fine degli anni Sessanta ho avuto modo di rinvenire dei libri antichi, posseduti da una biblioteca privata perugina, che stavano andando al macero. Poi, si è rivelato proficuo l’incontro con il conte Lodovico Silvestri (proprietario dell’unica libreria antiquaria di Perugia, chiamata ‘Bianchino Da Leone’, in omaggio all’omonimo stampatore perugino attivo nella prima metà del XVI secolo), che mi ha spiegato, nello specifico, cosa fosse un libro, di cosa si componesse, e come si valutasse. Iniziai, allora, la mia attività di collezionista, sotto la guida di questo maestro, concentrando i miei studi sulla storia locale, regionale e perugina, in particolare. Al momento, possiedo, come collezionista, centinaia di libri antichi, rari e di pregio, che arrivano fino al Novecento: tutti hanno a che fare con Perugia. Il capoluogo umbro è presente, cioè, come argomento, autore legato all’antica Perusia o luogo di stampa».
Nell’edizione classe 2017, sono stati ospitati circa 42 espositori, italiani ed esteri: cosa possiamo dire a riguardo, facendo un bilancio di questo fortunato anno per una manifestazione amata dai bibliofili di tutta Italia?
«Potremmo suddividere gli espositori presenti, di cui tre francesi ed uno tedesco, in due categorie: quelli specializzati in stampe decorative e cartografie, e quelli che hanno proposto ai visitatori libri antichi, rari e di pregio. Molti di essi hanno una caratura internazionale. In generale, abbiamo ospitato specialisti di settore: penso, ad esempio, a quello della montagna, molto amato dai collezionisti, ma anche a quello dedicato alle guide del Touring Club, della giurisdizione, della letteratura, della scienza…».
Potrebbe segnalarci, da collezionista qual è, alcune delle rarità presenti alla mostra?
«Ce ne sono state molte, quest’anno, per cui è difficile scegliere. Potrei, però, focalizzare l’attenzione sull’edizione di un trattato cinquecentesco di medicina, su uno di botanica in cui si attesta che ‘fuxia’ derivi dal nome del tedesco Leonhart Fuschs (1501-1566), uno dei primi studiosi di botanica e farmaceutica, che importò una pianta dal Sud-America, proprio di questo colore. Ma potrei citare anche un Bartolo di Sassoferrato, delle stampe iconografiche della Galleria Vaticana, il primo trattato del Lombroso sulla ‘donna delinquente’, che nell’Ottocento studiava il comportamento femminile attraverso la fisiognomica, ed un trattato impresso a Foligno nel 1562, che peraltro è stato venduto».
Cosa dire, invece, degli eventi a latere della mostra? Il riferimento è, in primo luogo, alle conferenze…
«Ci sono stati molti eventi a latere dell’esposizione: il 25esimo anniversario di ‘Charta’, dedicato alla bibliofilia ed alla cartofilia in relazione ai 153 numeri di questa rivista; una performance in cui sono state illustrate delle storie e realizzati dei burattini con delle strisce di carta; una conferenza sulla figura di Giangirolamo De’ Rossi di San Secondo, letterato e politico gravitante attorno alla corte dei Medici, cognato di Alessandro Vitelli; un convegno, a cura della Società Bibliografica Toscana, sul convento di San Girolamo di Città di Castello, e sulla fondazione dell’Ordine dei Gesuati da parte del Beato Colombini».
Per concludere, come si inserisce, dal 2001, questa mostra-mercato nella più ampia tradizione tipografica che, dai primi stampatori ambulanti, caratterizza Città di Castello quale punto di riferimento, oggi, nel settore della produzione grafica e cartotecnica, artigianale ed industriale?
«Credo attraverso le testimonianze. La Mostra che coordino ne è una. Città di Castello, con le sue oltre 300 aziende nel settore della grafica e della cartotecnica, e i suoi 1500 dipendenti rappresenta un fiore all’occhiello nel panorama italiano. Nel Comune tifernate è presente un Istituto Tecnico per Grafici, tipografie e case editrici storiche, come la Pliniana, la Scipione-Lapi, la Grifani-Donati. Abbiamo una realtà fatta di storie e di testimonianze. Che abbiamo pensato di esporre. E, soprattutto, di mostrare ciò che c’è stato prima di quel ‘serbatoio’ di aziende. Sempre nel rispetto di quel binomio sul quale, nel 2001, è stata fondata: cultura ed economia».
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