Perugia – Disco verde dall’aula di Palazzo Cesaroni alla risoluzione che recepisce il Documento annuale di programmazione per il 2015 predisposto dalla Giunta regionale. Sedici i voti favorevoli: Pd, Psi e Dottorini (Idv), 10 i no: Fi, Fdi, Prc, Ncd, Brutti (Idv) e Cirignoni (misto). Respinti i documenti alternativi presentati da Damiano Stufara (Prc) e Andrea Lignani Marchesani (Fdi).
Il documento – L’atto evidenzia come l’Umbria “dovrà essere in grado di porre in campo ogni possibile azione, attuando scelte coraggiose, con l’obiettivo di sfruttare le positive condizioni economiche dell’ultimo periodo traghettando la nostra regione fuori dalla crisi”. Maggioranza e opposizione non si sono risparmiate bordate. “Il Dap conferma la scelta di non aumentare la pressione fiscale attraverso ritocchi di aliquote e addizionali – ha detto Renato Locchi (Pd) in qualità di relatore di maggioranza – rinunciando così ad un introito aggiuntivo stimato intorno ai 90 milioni. Una scelta che però si scontra con la decisione dell’Esecutivo nazionale di tagliare ulteriormente i trasferimenti alle Regioni, che porterebbe l’Umbria a perdere altri 126milioni di euro”. Nel contempo “la nuova programmazione consentirà di mobilitare risorse per 1,5 miliardi di euro, che rappresenteranno il principale strumenti di intervento dei prossimo anni”. Quattro, secondo Locchi, le priorità su cui agisce il Dap: le politiche per la ripresa economica; le politiche per rafforzare il capitale umano regionale; le politiche per tutelare attivamente le risorse territoriali; le politiche inclusive per chi vive in Umbria.
I documenti alternativi – Stufara ha proposto un Dap alternativo con “10 punti di profondo cambiamento”. “Servono proposte diverse – ha detto – in grado di produrre un modello di sviluppo autonomo e sostenibile nel tempo capace di operare un intervento attivo di contrasto alla crisi economica a partire dalle maggiori vertenze industriali nel territorio”. Per Lignani Marchesani “i dati macroeconomici e sociali evidenziano il fallimento delle politiche regionali”. “Occorre – ha spiegato – un cambio di rotta soprattutto per quanto concerne il prossimo settennato. Come noto la cifra dei fondi europei e’ addirittura, seppur di poco, teoricamente superiore al settennato precedente. Ma con una postilla grossa come un macigno. Occorrono per l’utilizzo 34 milioni annui di cofinanziamento obbligatorio da parte della Regione che e’ difficilissimo trovare all’interno di un bilancio rigido e bloccato”. La partita decisiva e’, per Lignani, “tagliare sprechi e clientele”.
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