Quando è cominciata quest’avventura?
Martino – Suono da 8 anni, però ho sentito solo un anno fa il desiderio di esprimermi: questo mi è sembrato e mi sembra tuttora l’unico modo per farlo.
Monzo – Circa un anno e mezzo fa, dopo diverse esperienze (non proprio positive) finite a causa di vari problemi, primo fra tutti l’organizzazione. All’inizio registravo solo pezzi di chitarra e basso, dopo qualche tempo cercando in maniera ossessiva su internet “free drum machine download” dopo diverse tonnellate di virus ho scoperto Ableton, grazie al quale sono riuscito a integrare la batteria.
Sei autodidatta o hai studiato musica?
Martino – Sono autodidatta e sono stato fortemente influenzato da mio padre, ho ereditato da lui la passione per la musica.
Monzo – Sono autodidatta, ho iniziato ad interessarmi veramente alla musica verso i 13 anni. Mio fratello aveva una vecchia Yamaha un po’ scassata, difettosa, ma che per me era un oracolo: da lì è nato l’amore verso la chitarra.
Come mai hai scelto il tuo nome reale/un nome d’arte?
Martino – Perché non penso sia necessario diffondere quello che faccio mascherandomi, e poi nessun nome può rappresentarmi meglio di quello di battesimo.
Monzo – Monzo è una via di fuga, uno stile di vita, la parola che mi rappresenta meglio: è un soprannome che mi hanno dato i miei fratelli e ha preso talmente piede che tutti in famiglia mi chiamano così. Perciò ho deciso che questo sarebbe diventato anche il mio nome da guerriero del metal.
Come definiresti il progetto con parole tue?
Martino – Credo sia un’esigenza personale, una forte voglia di esternare quello che penso, vedo, vivo: una forte voglia di vivere insomma. Poi questo mio lavoro è stato apprezzato e di questo sono molto contento, mi piace pensare che la gente condivida o si ritrovi in quello che canto e suono.
Monzo – La messa in musica del mio quotidiano, della mia vita, visto che tutte le canzoni sono attinte da episodi, eventi, momenti o frasi che evocano qualcosa in me.
Rimarrà essenzialmente un progetto solista?
Martino – Non per forza, anzi nell’ultima data sono stato accompagnato da alcuni ottimi musicisti con i quali è stato un piacere suonare. Non sono così categorico sotto questo punto di vista: le mie sono canzoni che nascono nella loro forma minima, ma possono facilmente indossare vesti nuove.
Monzo – È difficile dirlo, mi piace sperimentare, cambiare, testare. Credo che per la composizione il progetto rimarrà essenzialmente solista ma non mi dispiacerebbe
avere accanto qualcuno con cui suonare dal vivo.
Mi spieghi la scelta dello stile e da dove provengono le tue ispirazioni (sia per quanto riguarda i testi che per quanto riguarda le musiche)?
Martino Non è stata una cosa volontaria, ma neanche indotta. Penso che ognuno, nell’esprimersi nel proprio campo, non scelga il campo, ma senta semplicemente che è il suo. Non so se Dylan, De Gregori, Van Ronk, De André e Cohen (che ascolto molto) influenzino o meno il mio lavoro.
Monzo Lo stile è venuto da sé. A 15 anni conoscevo a memoria tutti gli album dei Metallica e giravo con le borchie fino alle spalle. Nel tempo poi ho ampliato i miei orizzonti musicali, che attualmente spaziano dal pop rock al death metal, fino al punk e all’hardcore, con qualche influenza di elettronica. Per la musicalità mi ispiro a gruppi come Opeth, Death, Die Abete, Marlene Kuntz o Bologna Violenta, per i testi invece mi rifaccio ad artisti come Storm(O), Settimosenso, Distanti, Nerorgasmo.
Dove si possono trovare le tue canzoni e dove sono state registrate?
Martino – Il primo album “Mi chiederanno perché” si può trovare su YouTube o, tramite il link, direttamente sulla mia pagina Facebook (chiaramente mi chiamo “Martino Tosti”). È stato registrato da Pitch AudioResearch, con Umberto Ugoberti, che ringrazio.
Monzo – Le canzoni si trovano su Soundcloud cercando Monzatana o Noise/Metal, ma appena uscirà il mio EP metterò tutto su un canale YouTube. Ho registrato tutto nella mia cameretta, ci ho messo un po’ a capire come fare: per diversi tempi è uscita solo roba inascoltabile. Un giorno, l’illuminazione: perchè non usare la loop station? Ora per registrare faccio dei loop lunghissimi, poi prendo la base di batteria, esporto il loop nel PC e mixo tutto insieme con Audacity.
La traccia più azzeccata, a tuo parere?
Martino – Non saprei dire, forse esistono canzoni più fortunate rispetto ad altre, canzoni che al primo impatto prendono di più gli ascoltatori, altre ancora che rendono meglio dal vivo piuttosto che registrate.
Monzo – “Giorni d’inverno”.
La musica per te è un semplice hobby o qualcosa di più?
Martino – La musica è assolutamente qualcosa di più, voglio dire: non mi fermo al divertimento, la musica mi serve, spesso ho bisogno di prendermi il mio tempo e stare con la chitarra, e in quei momenti mi dico che farei questo per tutta la vita.
Monzo – Beh, direi che è molto più! Mi piacerebbe continuare fino a far diventare questo un lavoro vero e proprio.
Progetti per il prossimo futuro?
Martino – Ho in mente di fare un tour attraverso l’Umbria che dovrebbe partire verso ottobre, suonando il più possibile. Poi credo che mi andrà di continuare a scrivere canzoni, però senza scadenze o date: da poco e’ uscito il primo album, quindi non ho fretta di pubblicare altri lavori.
Monzo – Pubblicare un EP con Astio Collettivo e trovare locali disposti a subirsi almeno un’oretta del mio Noise/Metal.