La giornata – La giornata si era aperta con l’arrivo al “Palazzaccio” insieme ai suoi legali e al padre Francesco, per assistere all’udienza, di Raffaele Sollecito, il trentenne pugliese condannato nell’appello bis il 30 gennaio 2014 a 25 anni. L’altra imputata, Amanda Knox, condannata a 28 anni e 6 mesi, è rimasta negli Usa. L’udienza pubblica si è celebra davanti alla quinta sezione penale, presieduta dal giudice Gennaro Marasca, ed è iscritta al ruolo come seconda di quattro. A sostenere l’accusa sarà il sostituto procuratore generale Mario Pinelli.
Ha preso il via l’udienza: A prendere la parola per primo è stato il giudice relatore Antonio Paolo Bruno, che sta ripercorrendo tutte le tappe della vicenda. Il relatore illustrerà anche i motivi di ricorso presentati dai difensori dei due imputati contro la sentenza emessa il 30 gennaio 2014 dalla Corte di Assise di Appello di Firenze, in sede di rinvio, che inflisse ad Amanda 28 anni e mezzo di carcere e a Sollecito 25 anni. L’aula della quinta sezione penale è apparsa subito gremita per la presenza di numerosi avvocati, molti cronisti – anche di giornali stranieri – e di curiosi. Così è stata presa la decisione di spostare l’udienza nell’Aula magna del Palazzaccio. Numerosi giornalisti non sono neanche riusciti ad entrare.
In prima fila – Raffaele Sollecito sta seguendo l’udienza nell’Aula magna, seduto in prima fila, alle spalle dei suoi avvocati. Accanto a lui la sorella Vanessa e, alle spalle, il padre, la madre e la nuova fidanzata, Greta. Sul lato opposto c’è Patrick Lumumba, proprietario del locale dove lavorava Amanda Knox e tirato in ballo dalla stessa studentessa americana per la morte della sua coinquilina. E’ in corso la relazione che ricostruisce le indagini e le fasi processuali, oltre che i motivi di ricorso.
La requisitoria – Mario Pinelli, il rappresentante della Procura della Cassazione, ha sottolineato come il verdetto della condanna d’appello bis sia “pienamente osservante delle indicazioni ricevute dalla Cassazione”, che in precedenza aveva annullato le assoluzioni dei due imputati. La sentenza d’appello, secondo il pg Pinelli, mostrerebbe come nell’appartamento di via della Pergola ci sia stata una simulazione di un furto, con l’abitazione messa a soqquadro per depistare le indagini. I cellulari della vittima “sono stati asportati perché, squillando in casa, avrebbero potuto far scoprire il cadavere”. Per quanto riguarda la tesi
difensiva, in base alla quale l’ivoriano Guede – condannato a sedici anni per concorso nell’omicidio di Meredith – si sarebbe introdotto nell’appartamento per rubare, il pg Pinelli ha condiviso il verdetto di appello che ha escluso questo movente rilevando come “un ladro che ha sempre l’obiettivo di non essere scoperto non avrebbe lasciato tutte le tracce disseminate da Guede”, che e’ “addirittura andato in bagno a defecare”. Inoltre non vi fu alcuna colluttazione, “a meno che non si voglia definire colluttazione la difesa di una vittima su cui inferiscono tre persone”.
Dopo la morte, ha sottolineato il pg della Cassazione, è stata effettuata una “estesa attività di ripulitura selettiva”. E’ stata definita “immune da censure” la decisione di non ripetere gli accertamenti sul computer di Sollecito e “adeguatamente motivata” la decisione di non procedere agli esami antropometrici sulle immagini di una telecamera posta in via della Pergola. Ha concordato con la decisione di non interrogare nuovamente Rudy Guede in quanto il giovane gia” condannato a 16 anni per l”omicidio “ha ribadito in termini inequivocabili che non intendeva rispondere” su quei fatti. Infine ha convenuto con la finestra temporale tra “le 21 e mezzanotte e dieci” individuata dalla Corte fiorentina per l”ora della morte di Meredith.
LA CONDANNA PRECEDENTE Sollecito e Knox sono stati condannati in appello-bis dal Corte di Assise di Appello di Firenze rispettivamente a 25 e 28 anni e mezzo di reclusione, condanna che la Cassazione e’ chiamata a decidere se confermare o meno. Amanda è tornata nel 2011 negli Stati Uniti, dopo l’assoluzione che la Corte di Assise di Appello di Perugia pronunciò per lei e Sollecito in secondo grado. Tale verdetto venne annullato dalla Suprema Corte il 25 marzo 2013 e le condanne in appello-bis vennero emesse a Firenze il 30 gennaio 2014. Non sono presenti oggi in Cassazione i familiari di Meredith, rappresentati, come parte civile nel processo dall’avvocato Francesco Maresca. Per il delitto avvenuto in via della Pergola a Perugia nella notte tra il 1 e il 2 novembre 2007 Amanda e Raffaele erano stati condannati in primo grado a 25 e 26 anni di carcere. Per l’omicidio di Meredith è già definitiva la condanna a 16 anni per il giovane ivoriano Rudy Guede, giudicato con rito abbreviato.
I familiari di Meredith – I familiari della ragazza inglese uccisa, intanto, si augurano che dopo oltre sette anni “si possa finalmente chiudere” la vicenda giudiziaria relativa all’omicidio di Meredith Kercher. I familiari attenderanno in Inghilterra la decisione. In costante contatto con gli avvocati Francesco Maresca, Serena Perna e Vieri Fabiani che li rappresentano come parte civile. I legali saranno presenti in udienza chiedendo che vengano respinti i ricorsi dei due imputati. A loro avviso, infatti, Sollecito e la Knox sono “responsabili del delitto”.
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