Gli argomenti – Durante il lungo incontro si è parlato praticamente di tutto: dalla storia di Banca d’Italia (comprese la sua sostanziale privatizzazione e le battaglie giudiziarie del prof. Giacinto Auriti) alla genesi ed esplosione dei derivati; dalla recente riforma delle popolari (che ne minerebbe la solidità e la vicinanza ai cittadini) alla finanza etica come alternativa al sistema delle banche tradizionali; dalla direttiva europea sul bail in all’importanza dell’introduzione di norme sulla class action, senza dimenticare peraltro grandi tematiche come la redistribuzione del reddito e l’incentivazione all’utilizzo delle rinnovabili a scapito dei combustibili fossili (con annessa analisi delle esternalità negative che questi producono).
Le misure proposte – In mezzo a questo mare magnum conviene però focalizzarsi su quello che era l’argomento che ha dato il titolo all’evento: il salvarisparmiatori. Ecco dunque le misure proposte dal M5S, divise logicamente in due sezioni. La prima (alternative al salvabanche): l’utilizzo del Fondo Interbancario a Tutela dei Depositi per attuare il salvataggio delle quattro banche protagoniste del crac (con annessa modifica allo statuto in tema di contribuzione volontaria per evitare i vincoli europei sugli aiuti di Stato); il risarcimento dei risparmiatori mediante la riduzione dei dividendi di Bankitalia; la conversione delle obbligazioni azzerate dal decreto in azioni della nascente bad bank; la creazione di un credito d’imposta per il recupero delle perdite, finanziato riducendo la deducibilità degli interessi passivi delle banche; la rimozione dei vertici di Consob e Banca d’Italia come sanzione per l’omessa vigilanza; una maggiore trasparenza su Montepaschi; una proposta di legge (già depositata) contro i crimini bancari. La seconda (modifiche alla struttura di Bankitalia): stop alla partecipazione al capitale delle banche private sorvegliate; elezione del Consiglio Superiore da parte del Parlamento in seduta comune; obbligo di pausa di almeno 5 anni tra ruoli in Banca d’Italia e istituti privati; stipendio di massimi a 240mila €, come il primo presidente di Cassazione; riduzione degli sprechi e più poteri di vigilanza, a scapito della Consob; ritorno al ruolo di prestatore di ultima istanza (ma qui il discorso dipende dalla permanenza o meno nell’euro); separazione tra gli istituti commerciali e le banche di affari. Filippo Gallinella, anche lui presente all’incontro, ci dice che una mozione contenente queste proposte è stata calendarizzata alla Camera: se ne discuterà in aula mercoledì 17.
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