Nonostante, dal 2000 al 2011, la spesa pro capite sia scesa di 5,3 punti percentuali, sia per il venir meno dei sostegni statali, sia per la riduzione di fondi europei (a partire soprattutto dal 2009) e sia, infine, per la conclusione della stagione della ricostruzione dopo il sisma del 1997, la spesa totale nel settore della cultura risulta tra le più elevate d’Italia, raggiungendo il 7,5% del totale della spesa pubblica.
La ricerca, presentata dal team di esperti che l’hanno condotta, evidenzia anche che “in Umbria la spesa culturale nel 2011 è stata erogata per circa il 44 per cento dalle amministrazioni locali, che l’hanno indirizzata in prevalenza sull’acquisto di beni e servizi, riducendo al contempo gli investimenti e le spese per il personale”.
Scende anche la spesa nelle famiglie. Dal 2000 al 2010, infatti, c’è stato un calo di circa 0,5%, si è passati infatti dal 7,4% al 6,9%, complice anche un generale peggioramento delle condizioni economiche negli ultimi dieci anni. In base all’indice di fruizione di eventi culturali, la domanda in questo settore in Umbria risulta relativamente bassa, e con un calo maggiore che in altre regioni negli ultimi anni.
È necessaria un’inversione di tendenza. “La candidatura a capitale europea della cultura 2019, infatti, può essere il trampolino di lancio per risollevare le sorti della regione – riferiscono a Palazzo Donini – e può rappresentare la prima azione di ampio respiro per attuare quella che viene definita una scommessa anche sulla creatività e sui giovani, per creare nuove opportunità di lavoro e di crescita professionale”.
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