Le start-up – Letteralmente start-up significa avvio di una nuova impresa, rappresenta cioè quella fase iniziale in cui un’organizzazione cerca di rendere redditizia un’idea attraverso processi ripetibili. E mentre in tutta Italia continuano ad aumentare e a creare nuovi posti di lavoro, le start-up faticano ad inserirsi nel tessuto economico regionale.
I dati – Nel 2013 erano solo 1.277, oggi Unioncamere ne conta già 3.200. E i finanziamenti, seppure in forte crescita, + 75%, sono sempre troppo pochi. Nel 2013 in tutta Italia sono state finanziate 113 start-up, un anno dopo il numero è salito a 197 per un totale di 129 milioni di euro contro i 112 milioni del 2012. In Francia e in Germania si investe otto volte più che in Italia. In ogni nuova impresa lavorano circa da 1 a 4 dipendenti e la maggior parte hanno un fatturato inferiore ai 100 mila euro. Solo 11, in tutto il paese, superano i due milioni di euro.
Umbria – I dati fotografano un forte ritardo dell’Umbria in questo settore. In totale sono registrate solo 36 start-up, di cui 26 nell’ambito dei servizi e 10 nel settore dell’industria e dell’artigianato. Numeri ben lontani dalle performance che si registrano in Lombardia, dove ci sono 762 start-up registrate e 8 incubatori di idee. Seguono a distanza Emilia Romagna, Veneto e Lazio. Ma anche una regione piccola come le Marche ha risultati migliori, con 142 start-up registrate e due incubatori di idee. Peggio dell’Umbria solo Basilicata, Molise e Valle d’Aosta con, rispettivamente, 20, 15 e 11 nuove imprese “coraggiose”.
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