Gli interventi Le lavorazioni che hanno riguardato il complesso sono state eseguite nel rispetto delle tecniche costruttive del monumento, con utilizzo dei materiali originari e secondo criteri e metodi conformi ai principi dell’architettura bioecologica. Ciò si è tradotto, come spiega il progettista e direttore dei lavori Sergio Formica, nell’ecobilancio dei materiali impiegati: non tossici e non inquinanti sia in fase di produzione che di futuro smaltimento, scelti in funzione di costi energetici accettabili e prodotti in luoghi prossimi all’insediamento. I lavori di finitura sono stati effettuati recuperando gli intonaci esistenti o impiegando malte e intonaci “naturali”. Anche nel caso degli infissi, in legno massello di castagno, si è scelto dei trattamenti a base di prodotti naturali (terpene d’arancio, aceto di vino, uova, trementina e cera d’api). Per il riscaldamento della struttura si è ricorsi ad un impianto termico a pavimento che diffonderà calore per irraggiamento e la sua alimentazione è prevista mediante una caldaia a cippato (o pellet), ricavato dalle potature delle specie arboree presenti sulla Polvese, sufficiente per l’intera struttura.
I fondi stanziati Anche le aree circostanti sono state sistemate attraverso la realizzazione di percorsi pedonali ed una fontana di fronte all’ingresso principale. Una serie dunque di importanti opere di recupero per una valore complessivo che si aggira intorno ai due milioni di euro, in parte finanziati dalla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia e dalla Regione Umbria, oltre che da fondi propri. “Con questi ultimi interventi – commenta il vicepresidente della Provincia di Perugia Roberto Bertini – portiamo a compimento un’opera di recupero e riqualificazione impegnativa e di grande pregio, con la quale la Provincia ancora una volta si pone all’avanguardia in quanto a progettazioni innovative e altamente compatibili con l’ambiente e il contesto circostante”.
La storia La presenza del Monastero alla Polvese risale agli inizi dell’anno Mille e fino al ‘500 la vita della comunità è proceduta regolarmente con l’acquisizione di terre e possedimenti che si estendevano sulle rive del Trasimeno e si spingevano fin verso la Toscana. Intorno al 1620 iniziò la decadenza con l’abbandono dell’edificio per le insalubri condizioni del luogo dovute ad un abbassamento delle acque del lago e all’impaludamento della zona, tanto da venire definitivamente chiuso e abbandonato nel 1708. Dopo essere passato nelle mani di diversi proprietari nel corso degli anni, fu acquistato dalla Provincia di Perugia nel 1973.
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