martedì, 3 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

John Densmore, fondatore e batterista dei Doors parla all’Università per stranieri di Perugia

Il mito di una musica libera, sincera e che è contraria a qualsiasi logica commerciale. Questo è la battaglia e il concetto espresso da John Densmore, nella gremita aula magna di Palazzo Gallenga.

 
John Densmore, fondatore e batterista dei Doors parla all’Università per stranieri di Perugia
 La gremita aula magna di Palazzo Gallenga ha accolto con un lungo applauso John Densmore, fondatore e batterista dei Doors. A settant’anni, John, arriva in Italia, a Perugia, a raccontare la storia della famosissima band americana e le recenti cause legali che l’hanno visto coinvolto in seguito alle prese di posizione, in contrasto con gli altri membri del gruppo, Ray Manzarek e Robby Krieger.

John Densmore era stato contrario, sin dall’inizio, all’utilizzo del nome The Doors fatto dagli altri membri del gruppo e all’utilizzo dei brani negli spot pubblicitari. La sua presa di posizione, in linea con quella del compianto Jim Morrison (da sempre contrario alla mercificazione dell’arte) gli è costata molto. Il batterista della band, infatti, è stato citato in giudizio per 40 milioni di dollari. Ma la lunga battaglia legale lo ha visto vincitore. E da allora il batterista della band californiana porta avanti in “The Doors – Lo spirito di un’epoca e l’eredità di Jim Morrison”, la battaglia per difenderne il mito. Il mito di una musica libera, sincera e che è contraria a qualsiasi logica commerciale.

“È stata una lunga battaglia – ha detto John Densmore alla platea dell’Università per Stranieri -. Ma Jim non avrebbe mai voluto che la nostra musica finisse in uno spot pubblicitario”.

Già qualche anno fa, infatti, Densmore ha detto di no a 15 milioni di dollari offerti in cambio di una canzone dei Doors per lo spot di un’automobile. Recentemente ha preteso che i suoi due ex compagni di avventura rinunciassero al nome della band, perché portarlo in tour non sarebbe stata la stessa cosa senza Jim.

“Chi – ha continuato l’ex batterista – davvero pensa sia possibile proporre i Rolling Stones senza Mick Jagger? E i Police senza Sting? Gli altri facciano pure tutte le tribute band che vogliono, ma due ex membri dei Doors come Ray e Robby non potevano utilizzare il nome dei Doors senza Jim”.

Un vero esempio di moralità, quello di Densmore, un esempio che merita attenzione in tutto il mondo. Una scelta importante che ha come scopo quello di salvaguardare il patrimonio culturale e musicale di un gruppo come i Doors.

L’evento di ieri pomeriggio è stato diviso in tre parti: la proiezione del documentario “The Doors are open” (forse il video documentario meglio realizzato sulla band californiana ndr.), l’incontro con Densmore ed infine la suggestiva esecuzione di “The Celebration of the Lizard”, testamento di Jim Morrison, mai eseguito dal vivo e riproposto in italiano dall’ensemble blues psichedelico “Collettivo Ginsberg”.

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