lunedì, 2 febbraio 2026 Ultimo aggiornamento il 15 dicembre 2025 alle ore 15:31

La gestione del rischio sismico in Umbria si arricchisce di strumenti di conoscenza e prevenzione

Stamattina si è tenuta presso Palazzo Donini la conferenza stampa sulle misure di prevenzione che la Regione sta adottando in caso di rischio sismico

 
La gestione del rischio sismico in Umbria si arricchisce di strumenti di conoscenza e prevenzione
Perugia.  A parlare di prevenzione sono intervenuti stamattina l’assessore regionale, Giuseppe Chianella, che ha chiarito il primato del’ Umbria in fatto di soccorso per il rischio sismico, il direttore regionale della protezione civile Diego Zurli e il dirigente del servizio regionale geologico Andrea Motti.

L’Umbria è, ad oggi, l’unica regione italiana, oltre alla Calabria, che ha approvato il programma di soccorso per il rischio sismico, che è ancora in attesa di recepimento formale da parte del dipartimento della protezione civile nazionale. I grafici mostrati dal geologo Andrea Motti dimostrano che il 49% della nostra regione è soggetta a fenomeni di amplificazione sismica a causa di diversi fattori geologici. Pertanto sono ancora in corso approfondimenti di conoscenza del rischio sismico mediante microzonazioni sismiche per le principali località abitate così da definire, con precisione, le condizioni limite d’ emergenza per ogni comune.

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Si tratta dello strumento che permette di verificare che il sistema dell’emergenza funzioni in caso di terremoto. Nelle ultime settimane sono state approvate le ultime statistiche ufficiali a livello nazionale ed è emerso che l’Umbria è tra le regioni con la programmazione delle attività più avanzata sull’ intero territorio regionale.

I dati statistici, presentati oggi da Motti, sul campione dei primi ventiquattro comuni umbri, mostrano che nelle località abitate il 10% delle aree sono stabili, 81% sono soggette a fenomeni di amplificazione sismica nel caso di terremoti e il 9% sono su aree instabili per la presenza di terreni cedevoli o dissestati.

“Visti i dati – ha spiegato il direttore della protezione civile, Diego Zurli – è necessario impegnarsi sulla prevenzione, quindi agire preventivamente soprattutto dove sorgono strutture strategiche in caso di emergenza sismica”. Quando si parla di edifici strategici si intendono, ad esempio, i municipi, ossia tutte quelle strutture necessario nel caso si verificasse un terremoto.

In Italia il 15% degli edifici strategici sono in zone di frana mentre, in Umbria, grazie anche ai piani attivati in precedenza, nessuna struttura di questo tipo si trova in zone interessate da instabilità. Ad essere invece esposte, per quanto riguarda la nostra regione, sono le strade di collegamento. “A breve – comunica l’assessore Chianella – si ultimeranno le indagini per tutti i restanti comuni umbri non ancora presi in considerazione, perché la regione continuerà a perseguire la politica di prevenzione dei rischi naturali, aumentando il grado di conoscenza del territorio e i rischi ad esso associati”. Le indagini collaudate attraverso questo programma garantiranno, dunque, sin da subito, ai comuni di potere modificare la individuazione degli edifici e delle aree per l’emergenza che sorgono su zone instabili.

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