“Confermo questo amore dei perugini per il monte eletto dal beato Egidio”, è stato il commento del sindaco, Andrea Romizi, che, da ex-studente del liceo classico Mariotti, oltre che in qualità di primo cittadino, ha voluto evidenziare l’importanza del lavoro condotto sul fondo della biblioteca storica di Monteripido, non solo per una ricognizione di insieme delle letture, della formazione e della biblioteca ideale dei frati dell’Ordine francescano, ma anche per il dialogo fitto tra questa istituzione e la città di Perugia. Un dialogo basato, anche, sulla famelica lettura di opere teologiche, morali, culturali, letterarie (da cui non erano esenti “libri proibiti” e di cui ha fornito un’ampia rassegna Paolo Capitanucci dell’Istituto Teologico di Assisi), che ha permesso di “ricostruire un qualcosa che non c’è più, l’orizzonte culturale, di preparazione e ricezione, in cui si formavano i religiosi nel Settecento, al riparo da ogni oscurantismo ecclesiastico”, come ha precisato Monsignor Paolo Giulietti, vescovo ausiliare di Perugia. In rappresentanza della Regione, istituzione che ha sostenuto questo progetto scientifico, l’assessore alla Cultura, Fernanda Cecchini ha posto l’accento sull’intreccio tra arte, patrimonio librario e documentario ed una cultura che si pone al servizio della comunità cittadina; “una contaminazione tra le diverse istituzioni pubbliche, politiche e culturali, finalizzata all’apertura del patrimonio librario e alla dinamizzazione dei fondi antichi delle istituzioni bibliotecarie”, ha sottolineato il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, Franco Moriconi. Sull’indagine scientifica condotta sul tesoro della biblioteca del Monte hanno, poi, relazionato gli “addetti ai lavori”, fornendo dati precisi e tracciando le linee-guida di un progetto quadriennale, avviato nel 2012: in rappresentanza della biblioteca comunale Augusta di Perugia, Paolo Renzi ha fatto il punto su una campagna che ha definito di “scavo archeologico-bibliologico” sulle copie a stampa provenienti dalla biblioteca del Monte, ed ora custodite in Augusta. La descrizione catalografica, che ha portato alla registrazione degli esemplari in 664 schede, ha permesso di identificare una chiara topografia del fondo antico, mediante lo spoglio minuzioso dei cataloghi. È curioso, ha ricordato Renzi, come molti dei timbri apposti sui libri provenienti da Monteripido siano stati manomessi per sottrarli dalla soppressione napoleonica. La stessa riorganizzazione del fondo antico è stata portata a compimento dalla biblioteca del Rettorato dell’Università degli Studi di Perugia, come ha ricordato la professoressa Anna Salvadori. Densissime, le relazioni della professoressa Maria Rosa Borraccini, dell’Università di Macerata, e del professor Edoardo Barbieri dell’Università Cattolica di Milano: la prima ha argomentato sulla intensa vita culturale e spirituale di un organismo librario, quello di Monteripido, canalizzata nelle griglie descrittive di un nutrito catalogo settecentesco del patrimonio documentario della raccolta claustrale dei frati. “Una meraviglia librarìa (con l’accento posto, alla latina, sulla seconda “i”) ha esordito il professor Barbieri, percorribile seguendo gli itinerari conoscitivi tracciati dagli indici complessi che si dispongono nei dintorni del testo dei volumi e riordinano il materiale secondo le segnature dei libri, i modelli classificatori del sapere e le tracce lasciate da chi quei testi li ha letti, studiati, annotati, riposti sulle scansie. “Una cassaforte da cui escono parole colorate e meravigliosi frontespizi”, ha concluso il giornalista e scrittore Mimmo Coletti, moderatore dell’evento di presentazione di un’opera che intende ampliare il nostro orizzonte sugli ambiti di applicazione della cultura francescana in Umbria, come altrove.
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