E’ stata di conseguenza presentata una specifica denuncia all’ispettorato del lavoro per vederci chiaro. Una denuncia dovuta, se si pensa al fatto che si parla di una paga irrisoria come 25 euro per 14 ore di lavoro nei campi, addirittura decurtati delle spese per il trasporto ai luoghi di lavoro, oltre che per l’acqua e per il cibo consumati durante i massacranti turni.
Una pratica infame, diffusasi certamente ancora di più dopo i massicci movimenti migratori degli ultimi anni e troppo spesso balzata agli onori della cronaca nera, come quando nel 1980 alcuni caporali tentarono di investire lavoratori e sindacalisti di Villa Castelli durante una manifestazione o recentemente, nel gennaio 2010, i lavoratori extracomunitari di Rosarno organizzarono una serie di manifestazioni poi sfociate nella violenza contro i caporali, che li costringevano a raccogliere agrumi con turni di lavoro fino a 15 ore al giorno.
Non è azzardato paragonare il caporalato ad una nuova forma di schiavitù. Chissà se il nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, introdotto nel codice penale nel 2011, potrà fungere da deterrente. Certo, le pene previste per i cosiddetti “caporali” sono la reclusione da cinque a otto anni e una multa da mille a 2 mila euro per ogni lavoratore coinvolto, ma molto spesso si sa che l’avidità vince anche sulla comminazione delle pene più aspre.
L’augurio è quindi che la mossa della Cgil sia utile per stanare e combattere questa forma di oppressione di persone, già poste ai margini di una società che – ci si auspica – non regredisca ulteriormente.
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